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domenica 14 dicembre 2014

Motivational autunnale: Marathon Man

Non è facile continuare ad avere motivazione dopo le gare autunnali, quando gli obiettivi agonistici sono molto distanti, comincia a fare freddo e le giornate si accorciano drammaticamente. Verrebbe automatico tirare i remi in barca ed aspettare fino a febbraio, quando però sarebbe troppo tardi per ricominciare in vista di un evento primaverile.
Quest'anno ho trovato conforto nell'autobiografia di Bill Rodgers, atleta americano pluricampione alla maratona di Boston e New York tra il 1975 ed il 1980. Immagino che molti leggendo il titolo del post abbiano pensato a Dean Karnazes, ma credetemi qui siamo ad un altro livello (verso l'alto): vincere quattro volte Boston e quattro volte New York è un'impresa irripetibile, pertanto penso che nessuno meglio del vecchio Bill possa rappresentare il "Marathon Man".
Obiettore di coscienza negli anni del Vietnam, il laureato Bill rimane folgorato dalla vittoria di Frank Shorter nella maratona olimpica del 1972. Così, tra lavori duri e sottopagati, rimette le scarpette con cui correva all'università e ricomincia a correre con l'obiettivo di vincere la maratona di Boston. Solo nel 1975, questo ragazzo che insegue il suo sogno con la spontaneità di un amatore come noi, ce la farà. Correrà, come fosse il Libro Cuore, vestendo una maglietta scritta a mano che riporta il nome del suo team di laureati squattrinati.
Insomma: una storia d'altri tempi, incomparabilmente più belli degli attuali.

giovedì 16 ottobre 2014

Cosa resterà di questi anni '80

Dopo le letture estive, che mi hanno fatto scoprire le vite dei campioni del passato, ho deciso di non abbandonare questo filone e di leggere le storie di altri campioni della corsa di fondo.
Nonostante io abbia sempre seguito lo sport, mi sono reso conto di conoscere solamente gli atleti degli anni '90, cioè quelli che ho visto all'opera da ragazzino, così mi è rimasta la curiosità di guardare indietro.
Con un salto al 1982 ho letto tutto d'un fiato Duel in the sun, che racconta l'intreccio delle vite di Alberto Salazar e di Dick Beardsley con la mitica maratona di Boston di quell'anno. L'eccezionale lotta tra il campionissimo Salazar ed il contadino Beardsley, che ha esaltato all'epoca tantissimi appassionati americani. Da un lato uno spettacolo, una sfida da brivido, fino all'ultimo metro ed allo sfinimento, dall'altro le storie di due uomini che condividono un'esperienza spartiacque nelle loro vite.

Per rimanere sul pezzo, ho continuato con 14 minutes, l'autobiografia di Alberto Salazar che ripercorre la sua storia atletica e da allenatore dell'Oregon Project, passando per l'infarto a cui è miracolosamente sopravvissuto nel 2007. Sarò sincero: è un'"americanata", ma al netto della questione stilistica è molto interessante sentire la versione di un campione di rango mondiale, spesso controverso per i suoi comportamenti.

mercoledì 27 agosto 2014

Letture estive

Come l'italiano medio anche il mezzo caffé medio va in vacanza in agosto, mese in cui fa' progetti agonistici e letture ispirazionali. D'altra parte si sa: capodanno è una formalità, il vero anno segue il buon vecchio periodo scolastico.
Nel corso delle mie vacanze, quindi, ho corso in libertà senza GPS ed ho fatto delle buone letture.
Tempo fa ho comprato l'interessante Curarsi coi libri, il quale segnalava come lettura per combattere l'alcolismo l'ottimo Once a runner, di John L. Parker Jr..
Ovviamente non è un libro sull'alcolismo, ma un bellissimo romanzo in cui regnano la determinazione, la forza di spirito ed il coraggio in mezzo alle più aspre difficoltà. E' impossibile non immedesimarsi in Quenton Cassidy, studente universitario che gareggia sulla distanza del miglio, ed avere una voglia matta di uscire per una corsa. A volte nel tempo si perde la motivazione e si fatica a trovare nuovi stimoli: quest'avvincente romanzo può essere di grande ispirazione.
Nell'ordinare il libro di Parker, Amazon mi ha dato i classici consigli non richiesti, tra cui appariva The Perfect Mile, di Neal Bascomb.
Si tratta della storia vera della competizione a livello mondiale degli anni cinquanta per scendere per la prima volta sotto il muro dei 4 minuti nella gara sul miglio. Il libro è davvero ben scritto e si divora alla velocità della luce. Leggendolo si respira l'aria sana dello sport d'altri tempi, prima che nascesse la figura dello sportivo professionista. Questi campioni, diversamente da quelli odierni, sono degli amatori, ancorché molto forti; lottano quindi non solo nello sport, ma nella vita di tutti i giorni, fatta di studio o lavoro proprio come quella di tutti noi, il che dà un sapore speciale alla lettura.
Purtroppo penso siano pubblicati solo in inglese. Consiglio di leggere prima The Perfect Mile e poi Once a runner, perché nel secondo si fanno riferimenti ad atleti del passato che vale la pena conoscere.

martedì 13 novembre 2012

Alberto Salazar's guide to road racing

Quando trovo dei libri che mi interessano non riesco a resistere e compro, compro, compro.
La mia libreria podistica è ora arricchita dalla mitica "Guide to road racing" dell'idolo assoluto Alberto Salazar (chi non lo conoscesse cerchi su wikipedia e faccia ammenda inginocchiandosi sui ceci per mezzora, poi prosegua pure nella lettura di questo post).
Il libro, purtroppo disponibile solo in inglese, è decisamente al livello delle aspettative.
Il linguaggio è semplice e sono approfonditi con approccio molto pratico tutte le parti di cui si compone un ciclo di allenamento. Diversamente da molti altri testi, pur molto apprezzabili, Salazar prende per mano il lettore e gli spiega come costruire la propria tabella, adattarla alle proprie esigenze e capacità, modificarla in corsa a seconda delle sensazioni.
Il grande pregio di Salazar è di essere stato un grande atleta e di saper dare consigli avendo sperimentato le tecniche, la fatica, le sensazioni in prima persona.
Non ci sono tabelle prefatte: al massimo si trovano delle indicazioni generali. Per esempio nel capitolo sulla maratona l'autore individua solamente la distanza dei lunghi domenicali e il carico di chilometri settimanali, sta poi a ciascuno stabilire quali ripetute fare e come, secondo le indicazioni negli altri capitoli.
Prepararsi una tabella richiede con questo metodo richiede, naturalmente, un certo lavoro. Però si ha poi la netta impressione di essere in grado di dominare la tabella, senza doverla subire come un'imposizione insensata.
Se sapete l'inglese non può mancare nella vostra biblioteca!
Un neo: tutti i riferimenti sia alle distanze che ai ritmi sono alle miglia, quindi è necessario fare delle conversioni per ritrovarsi.

martedì 21 agosto 2012

Campioni senza valore

Il caso Schwarzer ha riportato alla ribalta il problema doping, che ciclicamente "sconvolge" i ben navigati giornalisti.
Sulla scia delle polemiche l'Alieno ci ha consigliato la lettura del libro dal titolo "Campioni senza valore" scritto da Alessandro Donati nel 1989, tecnico della nazionale negli anni '70-'80.
Il libro svela interessantissimi retroscena dell'atletica di quel periodo, con riferimenti ben precisi a nomi famosi negli ambienti delle Federazioni (spunta anche il nome del poltronissimo Franco Carraro) e della medicina dello sport (tra tutti il dott. Conconi, quello dell'omonimo test).
Devo dire che la lettura è davvero istruttiva ed è in grado di aprire gli occhi anche sulle notizie più recenti.
Ma davvero un atleta del calibro di Schwarzer ha fatto tutto da solo, di nascosto al proprio allenatore (che spesso è una guida, un amico, un confessore), al proprio medico ed alla Federazione? E' veramente possibile che nessuno sapesse nulla?
Leggete l'ottimo libro di Donati e fatevi un'idea (link al libro).
Negli scorsi giorni Donati, oggi consulente della WADA, ha rilasciato una chiarissima intervista, che ogni amante dello sport dovrebbe ascoltare (link all'intervista).
Intanto io concludo con una chiosa contro il doping nello sport amatoriale, citando Roberto Albanesi, Il Manuale completo della corsa, p. 434: "Numerose esperienze (come quelle di atleti passati da un record di 2h17' sulla maratona a tempi attorno alle 2h10') indicano che il guadagno massimo sia di 10"/km. In sostanza oggi, supposto di avere dei medici compiacenti, un atleta che voglia spendere un sacco di soldi, rischiare la propria salute può guadagnare 15"/km se è un uomo e 25"/km se è una donna. Significa che un atleta da 3h10' sulla maratona può correre in 3h e un'atleta da 3h17' può pure farla in 3h. Ne vale la pena?".

venerdì 20 aprile 2012

Letture consigliate

Consigliate a me. Vi giro il consiglio alla cieca.
Un gramde classico:
E un libro meno conosciuto:
Io mi ci butto! Su entrambi.

lunedì 29 agosto 2011

"Parli sempre di corsa"

Dopo circa otto mesi dalla data in cui l'ho ricevuto in regalo, sono riuscito a trovare il tempo di leggere il libro ricevuto da un amico che forse voleva lanciarmi un messaggio subliminale: "Parli sempre di corsa" di Linus, all'anagrafe Pasquale Di Molfetta.
Sono un fedele ascoltatore di Radio DeeJay da moltissimo tempo e ho seguito i diversi programmi condotti dal vecchio deejay che si definisce milanese di adozione. Quando ho saputo che sarebbe uscito un libro in cui avrebbe "parlato di corsa" non nascondo che mi sono molto incuriosito e la voglia di sapere quali sarebbero stati i temi trattati è stata subito evidente. Ho cominciato a pensare che, essendo l'autore uno che effettivamente parla sempre di corsa alla radio, il libro avrebbe raccontato nuove avventure e strane conoscenze fatte durante le gare in giro per il mondo.
Quasi subito, però, mi sono reso conto che non era quello che mi aspettavo. Sicuramente una bella operazione di marketing, ma speravo di più.
Probabilmente per i veri fans di Pasquale il libro potrebbe anche rivelarsi interessante ma al sottoscritto è sembrato più che altro una lode alla maratona di New York condita da una piccola quantità di consigli per diventare un "radical chic" del running.
Devo dire che, effettivamente, in una cosa l'autore è riuscito: ha acceso una certa curiosità in me riguardo alla maratona che molti definiscono "la più bella del mondo". La descrizione della gara è sicuramente piacevole, anche se si articola in modalità Linus-centrica (un po' glielo concedo ma quando è troppo è troppo), però nulla di nuovo rispetto a quanto leggo nei post dei tanti forum di running che si trovano online.


Sono convinto che Linus sia una delle persone che ha contribuito all'espansione della moda della corsa in Italia, ma questo porta con sè due aspetti, uno positivo e uno negativo.
Il primo è sicuramente quello che molte persone, diciamo "non in forma", abbiano cominciato ad alzarsi dal divano e a spostarsi nei parchi delle città; il secondo è che molti, forse i più, corrono solo per essere alla moda "come Linus".
Io penso che uno sport nobile come la corsa, dovrebbe essere praticato da chi, spinto dalla voglia di stare in forma, di stare in compagnia, di vivere la natura e magari di competere, trovi gioia nell'infilarsi le scarpette nella più fredda delle giornate d'inverno, quando fuori nevica e tutti i tuoi amici sono al bar per una cioccolata calda e non da chi vuole assomigliare ad un vip che ha trovato nella corsa un nuovo modo di fare business.
Ognuno tragga le proprie conclusioni.

martedì 18 gennaio 2011

Maratona per tutti - Stefano Baldini


Sin dal principio delle mie avventure podistiche mi sono affidato - su consiglio del Mentore - al "Manuale completo della maratona" di Roberto Albanesi. Dal libro ho tratto tutte le indicazioni per gli allenamenti che hanno scortato me ed il resto del gruppetto (eccezion fatta per il General, che segue segrete teorie autoconcepite) a tagliare i traguardi di mezza Europa.
Il mio feticismo per i libri mi porta spesso a curiosare nelle librerie, tanto che raramente ne esco senza qualcosa sotto braccio e, recentemente, abbattendo con la curiosità il muro della fede in Albanesi, ho acquistato "Maratona per tutti" di Stefano Baldini.
A mio parere l'aspetto più interessante del libro, che moltissimi avranno letto, risiede nella capacità di Baldini di comunicare le proprie sensazioni in una duplice chiave.
Da un lato emerge l'esperienza del top-runner che, con gli occhi lucidi nel ripensare allo straordinario oro di Atene, è prodigo di consigli tecnici e pratici interessantissimi, tra cui segnalo particolarmente gli esercizi di stretching e di potenziamento.
Dall'altro lato rinviene il buon cuore del fratello maggiore che ti prende per mano cercando di contagiarti con quella passione che è convinto possa darti immense soddisfazioni.
In fondo non si tratta solo di vincere, ma di correre al meglio della propria condizione, trasformando quello che un profano descriverebbe come un obiettivo sportivo in una "doppia grande impresa: quella di diventare una persona più felice tagliando il traguardo di una maratona".

lunedì 27 dicembre 2010

L'arte di correre

Vi segnalo questo libro edito da Einaudi.
E' scritto sotto forma di diario autobiografico e mette in parallelo le due passioni dell'autore: la scrittura e la corsa.
Ventisei (26!) maratone e qualche triathlon sono il filo conduttore di quest'avventura che trae la sua origine, neanche a farlo apposta, ad Atene, sull'epico percorso che ha causato la morte di Filippide.
Giusto per farvi capire il tono del libro e la particolarità del personaggio che lo scrive, vi segnalo che questa prima maratona l'ha corsa da solo, senza rifornimenti e d'estate, il perchè dovete scoprirlo da soli..
A me è piaciuto molto, poi bisogna dire che si fa leggere davvero piacevolmente.
Niente di impegnativo o troppo profondo, un libro perfetto per staccare la spina.
Prossimamente nuova "recensione" di un altro libro che un amico mi ha regalato per Natale e che già volevo prendere da tempo.