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mercoledì 18 aprile 2012

Amburgo 2012. Il ritorno degli eroi.

Ebbene si.
Dopo quasi a quasi un anno di distanza torniamo finalmente a percorrere la gara di Filippide.
Perchè già le maratone son alla portata di chiunque, ma le mezze (et similia) in cui ci siamo recentemente dilettati, son proprio garette che - certamente divertono - ma non hanno nulla a che vedere e neanche si avvicinano alla vera distanza.
Anche alla luce del fatto che, in realtà, le distanze vere sono ben altre. 
Noi, come ho sempre sostenuto, siamo nel mazzo. Proprio nel mezzo del mazzo.
Per questo motivo mi sento in dovere di fare non solo una maratona con un tempo degno di tal nome, ma di terminarla e successivamente di iscrivermi alla gara desertica che ormai mi sogno anche ad occhi aperti. Lo farò, anche da solo a questo punto.
Ma torniamo all'oggetto del contendere.
Dopo cinque maratone portate a casa con onore e con dolore, torniamo alla carica nella speranza di migliorarci. Anzi con il dovere morale di migliorarci.
Tenitamo nuovamente di sconfiggere l'Idra di Lerna che ci tormenta tutte le notti.
Un dato è pacifico. Siamo allenati, siamo molto ben allenati.
Quello però che ci manca è il "ricordo muscolare". Le nostre possenti ed indemoniate gambe rimembrano ancora come si fa a reggere cotanti chilometri senza crollare rovinosamente prima del fatal arrivo?
Il dramma è sempre dietro l'angolo, non dimentichiamolo. Sappiamo bene cosa vuol dire affrontare dei carri armati con solo una cerbottana scarica (leggesi Parigi '09).
Ed inoltre la nostra esperienza in materia, pur essendo abbastanza considerevole, non è certo quella del corridore navigato. Non siamo delle volpi del deserto, siamo ancora degli scarafaggi.
Abbiamo quindi bisogno di un piccolo aiuto.
Chi ce lo può dare se non Lui?
Stasera, per astrale combinazione, clod ed io vedremo il mentore, colui che ci ha preparato a tutto ciò, colui che ci ha iniziato allo sport della fatica quasi quattro anni fa.
Non andremo al suo castello come le altre volte, andremo nel luogo dove egli esercita il suo potere, dove i suoi vassalli lo riconoscono come indiscusso capo,  varcheremo i confini del suo regno.
I troppi impegni (inutili) e la maledetta frenesia moderna ci impediscono di dare il giusto valore agli accadimenti della nostra vita. Per migliorare dobbiamo tornare agli albori della nostra gloria, dobbiamo rinascere come corridori, dobbiamo tornare in ginocchio dal mentore e chiedergli, ancora una volta, che ci indichi la luce.
A correre son capaci tutti, a correre con onore riescono in pochi.

mercoledì 28 settembre 2011

Lupatotissimaaa

Quest'anno con il gruppo dei Latin abbiamo partecipato alla Lupatotissima, la celebre staffetta su pista 24x1ora che si svolge annualmente a San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona.
Dico celebre perché nella squadra numero 1, tra i 24 staffettisti si annoverava il mitico Giorgio Calcaterra, fresco vincitore del mondiale 100km!
La Lupatotissima è l'appuntamento imperdibile del Veneto che corre, con svariate squadre dal Padovano e dal Vicentino. C'è chi la corre per vincere e chi la corre per puro divertimento: molte società infatti presentano una squadra "A" competitiva ed una squadra "B".
Noi avevamo una sola squadra, che era comunque una squadra B! La cosa, in ogni caso, è piuttosto irrilevante, perché alla Lupatotissima si va soprattutto per respirare il clima.
Staffettisti velocissimi, medi e lentissimi, corrono insieme la loro frazione nel massimo rispetto reciproco, accuditi e assistiti dai compagni di squadra a bordo pista. Nei gazebo sull'erba se magna e se beve, in compagnia di mogli, figli, fidanzate, parenti, amici e perditempo... e per ventiquattrore la pista lupatotina è la più viva notte bianca dell'anno!
Appena arrivati con il Mentore abbiamo cominciato a fare i conti sulla media da tenere. Neanche a dirlo: la sagra dell'ignoranza. Diciamo solo che le proporzioni le abbiamo dimenticate al termine delle scuole medie. O forse non le abbiamo mai sapute.
Tra novelli Bikila e qualche signore con panza prominente, insomma, ce n'era per tutti i gusti. Noi, come orma da abitudine, siamo stati "nel mazzo": 14.8 km complessivi per Clod e 14 km per Max e Bia.
Non avevamo mai corso in pista, esclusa qualche sporadica ripetuta mal gestita, e per tal motivo la prestazione ci soddisfa abbastanza. Diciamo abbastanza perchè rimane comunque la sensazione - comune a tutti e tre - di essersi tenuti un po' troppo per timore di scoppiare nel bel mezzo della selva oscura.
Da segnalare che, a rendere il tutto più epico, mentre noi staffettisti occupavamo le tre corsie interne, le restanti corsie esterne erano presidiate dai cosiddetti zombie: personaggi che da soli (sic!) hanno corso ininterrottamente per 24, interminabili, ore. Durante le nostre staffette abbiamo potuto ammirare alcuni di questi irriducibili i quali, durante la gara, consumavano un misero pasto che, iniziata la digestione, restituivano integralmente alla natura.
Ai posteri l'ardua sentenza.

n.b. Presente all'appello anche l'alieno, che ci pedina per umiliarci ad ogni nostra gara, il quale ha concluso con bel 17,2 km in saccoccia. Bravo alien!

Clod, Max e Bia

sabato 19 febbraio 2011

La gita a Verona Romana

Pomeriggio di sole e ritiro del pettorale.
Un binomio infallibile.
Con clodrunner ed il plurimedagliato Generàl, oggi pomeriggio sono andato a ritirare il pettorale per la Mezza Maratona di Verona di domani.
Tra una risata e l'altra -anzi ridevamo e basta per qualunque ragione- abbiamo cercato di sbrigare al più presto le formalità pettoralesche, in quanto, abbagliati dalla voglia di mangiare un gelato, non volevamo far passare più tempo del necessario prima di soddisfare le nostre avide papille gustative.
Ovviamente è stato un susseguirsi di imprevisti.
Anzi, di cazzate.
Prima fra tutte la mia, consistita nel presentarmi al banco del ritiro senza la documentazione adeguata costringendo così i miei compagni di ventura, però debitamente ripagati a suon di caramelle Elah, ad andare in giro a caccia di una fotocopiatrice in una città pervasa di odori malsani e truculenti.
Preso il teconologico pettorale (già munito di chip), la maglietta omaggio, i depliant di altre gare, i bikini color rosa shocking ed assistito a svariati tentativi di abbordaggio del Generàl a tutte le hostess presenti, certi anche al limite dell'arresto e del processo con rito immediato, ci siamo messi in marcia direzione Walter, l'antica gelateria veronese già luogo di nostri ritrovi giovanili di imperitura memoria.
Lungo la strada le distrazioni erano, però, in agguato.
Passando vicino all'Arena ci accorgiamo che non ci sono palchi, palchetti, scenografie e tutte quelle ulteriori stupidaggini volte solo a mettere nel sacco gli ignari turisti estivi; rivolgendomi agli altri due, che nel frattempo facevano a gara a chi aveva più capelli, faccio presente che non ho mai visto il romano monumento così glabro e nel suo pieno splendore.
Presi dall'entusiasmo cominciamo a scavalcare l'apposita recinzione, a saltare su e giù da muretti vari e, come una vera baby gang anni '90, a cercare di entrare.
Colti con le mani della marmellata da un pretoriano posto a guardia dell'anfiteatro, scappiamo non curandoci delle difficoltà motorie del nostro condottiero.
Il buon Genràl, infatti, non si è mai distinto in battaglia nei terreni impervi, lui è un stratega.
Forte del suo grado è riuscito, comunque, lo stesso a mettersi in salvo e a comprare , nel frattempo, un appartamento del valore di circa 20.000 euro a metro quadrato.
Dopo una breve telefonata all'alieno, che domani farà la maratona e che, come noi tre, si aggirava per le vie del centro come uno scolaretto in gita, ci siamo incontrati con lui e finalmente abbiamo assaporato il tanto agognato dolce a palle.
Nella mezz'ora con l'alieno abbiamo studiato il percorso di domani, il tempo, l'organizzazione e ci siamo intrattenuti nell'osservare i bambini dell'era moderna muniti di giocattoli di dimensioni spropositate, probabilmente regalatigli da genitori con le falene al posto dei neuroni.
L'alieno domani cercherà di stare sotto le 2h e 40min, noi abbiamo le nostre aspettative che speriamo di non deludere. In bocca al lupo a tutti: a lui e A NOI!
Poco prima di lasciarci abbiamo incontrato il mentore.
Immancabile. Inimitabile. Unico.
Il destino non poteva non pregiarci della sua benedizione.
Dopo aver ascoltato le sue raccomandazioni e la sua qualificazione del general quale "caso limite" ci siamo dati mille appuntamenti per il giorno dopo per rendere, come sempre, tutto più complicato.
Ci vorrebbero più pomeriggi così.
Spensierati, idioti e pieni di una contagiosa allegria.
Come quando andavamo in motorino sempre in due.

venerdì 4 febbraio 2011

Non conta partecipare, conta vincere!

Dopo varie vicissitudini ieri si è svolto un incontro a casa del Mentore per definire le ultime cose per il nuovo sito web latinmarathonlovers.it che noi ragazzotti abbiamo creato. La riunione si è svolta come al solito tra mille racconti divertenti e qualche (poca) informazione inerente il vero oggetto dell'incontro.
Alla fine della riunone, Claudia se ne esce con una informazione interessantissima: "Su Correre è uscita la classifica dei 34.100 maratoneti italiani".

Il Mentore neanche a dirlo aveva una copia del mensile nella sua edicola privata contenente tutte le testate mondiali dedicate al running. La copia del giornale, ancora incelophanata, mi arrivava in mano direttamente dal cielo e quasi come un bambino non vedevo l'ora di scartarla per scoprire i fatidici numerini di fianco ai nostri nomi.
Ore 22.15 usciamo da casa Mentore e ognuno va verso casa.
Io non perdo l'occasione, ancora in macchina, di rompere il celophan e dare un occhiata alle statistiche: Io 14.284, Bia 11.950, Clod 4.826, General 25.386 e Lorenzo grande assente non avendo fatto maratone lo scorso anno.
Devo dire che il pensare che su 60 milioni di Italiani sono tra i 34 mila che hanno fatto una maratona (e che sono quattordicimillesimo in assoluto) mi riempie di soddisfazione.
Vedere il tuo nome scritto su un giornaletto ai più potrebbe sembrare poco, ma in realtà per chi suda sulla strada tutto l'anno è una sottospecie di incoronazione a imperatore del mondo conosciuto.

martedì 18 gennaio 2011

Maratona per tutti - Stefano Baldini


Sin dal principio delle mie avventure podistiche mi sono affidato - su consiglio del Mentore - al "Manuale completo della maratona" di Roberto Albanesi. Dal libro ho tratto tutte le indicazioni per gli allenamenti che hanno scortato me ed il resto del gruppetto (eccezion fatta per il General, che segue segrete teorie autoconcepite) a tagliare i traguardi di mezza Europa.
Il mio feticismo per i libri mi porta spesso a curiosare nelle librerie, tanto che raramente ne esco senza qualcosa sotto braccio e, recentemente, abbattendo con la curiosità il muro della fede in Albanesi, ho acquistato "Maratona per tutti" di Stefano Baldini.
A mio parere l'aspetto più interessante del libro, che moltissimi avranno letto, risiede nella capacità di Baldini di comunicare le proprie sensazioni in una duplice chiave.
Da un lato emerge l'esperienza del top-runner che, con gli occhi lucidi nel ripensare allo straordinario oro di Atene, è prodigo di consigli tecnici e pratici interessantissimi, tra cui segnalo particolarmente gli esercizi di stretching e di potenziamento.
Dall'altro lato rinviene il buon cuore del fratello maggiore che ti prende per mano cercando di contagiarti con quella passione che è convinto possa darti immense soddisfazioni.
In fondo non si tratta solo di vincere, ma di correre al meglio della propria condizione, trasformando quello che un profano descriverebbe come un obiettivo sportivo in una "doppia grande impresa: quella di diventare una persona più felice tagliando il traguardo di una maratona".

lunedì 12 aprile 2010

L'infortunio è sempre in agguato


Il mentore doveva venire a Vienna per fare la mezza maratona, ma si è infortunato.
Rabbia, odio, fastidio, rancore. Lo volevamo con noi e possiamo solo capire quanto fastidio possa dare un imprevisto (chiamiamolo imprevisto..) del genere dopo mesi e mesi di preparazione in vista della gara.
Un minuto di silenzio.

venerdì 26 febbraio 2010

Birra scura dal mentore


Appena tornati (gazzella-clod ed io) dal periodico pellegrinaggio al castello del mentore, grandi risate come sempre e sensazioni positive.
Ogni scusa è buona per due chiacchiere, stasera ci sono state consegnate le divise ufficiali Latin Marathon Lovers, da poco acquistate e che ci permettono di entrare a far parte (almeno di nome) del "gruppo Latin"!
Per l'occasione il mentore, che ama far sempre le cose in grande, ha convocato giornalisti delle più grandi testate sportive nazionali, non mancava nessuno.
Inizialmente imbarazzati, siamo stati poi costretti a rispondere alle svariate domande che ci venivano insistentemente poste; ne ricordo un paio con tenerezza:
"Come fai ad avere ancora quella panza -mi ha chiesto un giornalista kenyano- con tutto lo sport che fai?";
"Ma è vero -ha domandato curioso a clod un vecchio freelance iraniano- che fai trecento volte il giro della scrivania ogni mattina per tenerti in forma?";
"Com'è possibile che avete iniziato a correre insieme -mi ha interrogato infastidito un giornalista di Vancouver che ha rinunciato a seguire le olimpiadi invernali per venire alla nostra presentazione- e lui ci mette 20 minuti meno di te a fare i 42 km?";
"Posso vederti nudo?", ha arditamente chiesto un giovane ragazzotto nativo di Lagos, studioso di anatomia umana.
Piacevolmente sorpresi da tutte queste simpatiche domande, ci siamo intrattenuti a rispondere mentre il mentore cominciava a stappare birra scura imbottigliata apposta per l'occasione.
Non c'è stata tensione, ma per dovere di cronaca riporto qui sotto uno spezzone del momento in cui hanno chiesto a Clodrunner se sono vere le voci che vuole che vengano tolti i gradi a Le General.
Macomedovesiamocazzo.
Sempre compatti intorno al nostro condottiero, abbiamo concluso l'intervista lanciando oggetti dal palco (vedi Alberto Tomba nel 1995, ndr).
Allontanata la stampa e spente le telecamere siamo finalmente riusciti a parlare col mentore.
In primis ci siamo complimentati per l'ottimo tempo da lui fatto alla mezza maratona di Verona (mi pare sia lunga 21 km, ma non vorrei dire una cazzata).
Subito dopo abbiamo fatto pesare il nostro migliore ranking: la rivista "correre" ha pubblicato la classifica 2009 con tutti i maratoneti italiani, indicando per ciascuno le maratone fatte lo scorso anno e la posizione ricoperta tra tutti i maratoneti della nostra amata penisola.
Uno smacco per il mentore.
Clodrunner 7millesimo, io 14millesimo e il mentore 19millesimo.
Sgomento e imbarazzo.
Dopo un lungo silenzio il mentore è corso via in lacrime, si è vestito ed è andato a correre una mezz'ora a 3'30" al km.
Quando è tornato, fisicamente provato, ma dimostrando di aver assorbito psicologicamente il duro colpo infertogli dai suoi giovani adepti, ci siamo abbracciati e abbiamo fatto pace.
Tutto risolto, è ancora il nostro mentore.
Dopo aver appreso che a Vienna ci sarà anche lui (ormai l'hai detto!) e dopo aver visto delle mitiche foto storiche degli esponenti di spicco dei Latin Marathon Lovers, abbiamo aspettato che scendesse il ponte levatoio per imboccare la strada di casa.
Girandoci per salutare il mentore ci siamo accorti che non c'era più.
Uno strano rumore si sentiva in lontananza e poi subito il silenzio: era il tipico rumore delle tibie spezzate, subito antecedente al sonno eterno.
Erano le 23.30, l'ora in cui al castello del mentore avvengono le esecuzioni capitali di tutti coloro che vanno a 6' al km.
Che San Gebrselassie abbia pietà delle loro lente anime.

lunedì 22 febbraio 2010

Tergat si, Tergat no

Paul Tergat ha detenuto il record mondiale sulla maratona prima di essere scalzato -per pochi secondi- dal mitico Gebre.
Se avete più di vent'anni e non sapete chi è Tergat meglio se smettete di correre e riprendete solo dopo aver visionato tutti i video che trovate su youtube e aver attentamente studiato e ripetuto a memoria le sue eroiche gesta.

Fatto?
Ok, ora tutti sanno che Paul è un'autorità del settore, più di Giorgio Mastrota per pentole e materassi, quindi merita rispetto.
Visto poi che 2:04:55 in maratona è un discreto risultato, penso non si possa che cercare di prendere spunto da lui, anche per la fase di allenamento.
Prima la bella notizia: Paul fa dei lunghissimi da un'ora e mezzo circa, poco più. "Che bello" -penserà il mio amico K- "sposerò queste tattiche avanzatissime!".
Ed ora la brutta notizia: Paul in un'ora e mezzo corre in tranquillità una trentina di chilometri.
Ci sono scuole di pensiero che predicano l'inutilità dei lunghissimi, che andrebbero sostituiti con dei medi da una ventina di chilometri. Io non sono un esperto studioso, ma mi sembra logico che la preparazione debba contenere degli sforzi simili a quelli della gara e poi Paul è sempre Paul.
Capisco per esempio che le ripetute servano ad aumentare il massimo consumo d'ossigeno, eccetera eccetera, e che, perciò, nel complesso del ciclo di allenamenti abbiano un senso. Però non mi entra proprio nella zucca il motivo per cui correndo venti chilometri mi allenerei a farne quarantadue. Per me rimane un mistero e, sempre per me, è meglio fare i lunghissimi.
In quanto atleta in evoluzione e privo di molti parametri di gare passate, poi, il lunghissimo mi serve a capire come sono messo e se ho scelto il ritmo gara giusto.
Tanto per cambiare, quindi, io seguo i consigli di Albanesi e faccio i lunghissimi alla Tergat, ossia a RG -7 con accelerazione negli ultimi due chilometri ad almeno RG -15.
E' oggettivo e di facile applicazione: se riesce l'accelerazione il ritmo gara scelto è quello giusto, se non riesce meglio abbassarlo sensibilmente. Di lunghissimi alla Tergat io ne faccio due, a due settimane l'uno dall'altro, di cui l'ultimo tre settimane prima della gara, così se il primo mi va male ho ancora tempo per gli aggiustamenti del caso. Inutile mettere la testa sotto la sabbia: i lunghi veloci sono impegnativi, però il mio primo obiettivo è correre evitando il "muro", quindi meglio sapere a cosa si va incontro!
Caro K, caro Bia, Vienna chiama e Tergat, come un contemporaneo Cerbero, ci attende alla porta degli inferi tra due settimane... sit back and relax...
Nota a pié di pagina: ieri alla Giulietta e Romeo Half Marathon il Mentore -pur orfano dei suoi adepti- ha fatto il suo personale, mettendo una seria ipoteca su un nuovo record viennese!!

martedì 6 ottobre 2009

La benedizione


Ieri sera alle ore 21 io e il compare, muniti di mappa ufficiale della Maratona di Amsterdam, ci siamo presentati alla porta della magione del mentore.
Come sempre molto disponibile, ci ha illustrato le possibili insidie del percorso, dato che lui l'impresa in terra olandese l'ha già compiuta tempo addietro.
La scena è stata di grande effetto: eravamo seduti sullo stesso divano su cui posavamo le nostre nobili natiche esattamente un anno fa quando, spavaldi e spaventati allo stesso tempo, iniziavamo a prepararci per Parigi. Ma qualcosa oggi è cambiato, ora stiamo percorrendo la strada della gloria, non siamo più dei semplici novellini, sappiamo cosa vuol dire fare quei 42 km e spiccioli, lo sappiamo bene.
Non siamo più totalmente soprovveduti, non puntiamo solo ad arrivare vivi (mah...), bensì a fare un tempo quantomeno dignitoso. E, elemento di fondamentale importanza, il nostro mentore ha fiducia in noi. Pare.
Dopo una lunga esposizione su integratori, epo di venticinquesima generazione, trasfusioni di sangue, cera, vaselina, amminoacidi ramificati, proteine arrampicate e zuccheri caduti, il mentore ci ha benedetto versandoci della birra sulla nuca: a capo chino ci siamo prostrati ai suoi piedi chiedendo che ci indicasse la via verso il traguardo e verso la glorificazione, ma lui, senza titubare, ci ha indicato la via per il quartiere a luci rosse, via che vale sempre la pena di essere percorsa.
Un'altra tappa di avvicinamento è compiuta, l'ennesimo ringraziamento al Mentore è doveroso.
Siamo davvero agli sgoccioli, ultimi allenamenti e si parte.

lunedì 5 ottobre 2009

Le ultime due settimane - Followers


Siamo ormai all'epilogo del ciclo di allenamenti e l'evento è davvero prossimo... tutti i lettori non possono che biasimarmi per non aver onorato gli impegni presi: avrei dovuto proseguire nella trattazione dei Bignami snocciolando nozioni in maniera straordinariamente incompetente!
Invece le mie vicende lavorative e non mi hanno traviato facendomi tralasciare i temi del lunghissimo, del lunghissimo alimentare, del muro del trentacinquesimo chilometro, e ormai è troppo tardi per farlo.
Pertanto mi riservo di trattare quelle questioni non appena avrò tempo, ma al di fuori dei piani di allenamento che stiamo seguendo noi del blog.
Ieri abbiamo fatto un ottimo 21+21: 21km alla mattina e 21 alla sera e ormai non ci rimangono che due settimane interlocutorie per fare le ultime prove di ritmo in vista della gara (domenica 21 Km RG per verificare il proprio stato alla mezza maratona).
In verità ho appena scritto "abbiamo fatto", ma quell'abbiamo non rispecchia esattamente la realtà, visto che non tutti i fondatori del blog hanno partecipato: eravamo in due, al secondo allenamento di giornata quasi infastiditi dal rivedersi di nuovo!! Il General ha dato forfait causa infortunio, che non gli permetterà di esserci ad Amsterdam, mentre Alé Lorenzo è semplicemente un asino che ha passato la notte tra sabato e domenica alla nuit blanche di Parigi... il signorino!!
Vorrei sottolineare la prestazione eroica non del sottoscritto (ho corso in pefetto stato di salute -solo fisica, mai mentale-), bensì di Marathon Bia che ha resitito per ben tredici chilometri a una prurugine poi mutatasi in abrasione e probabilmente entro ieri sera sfociata in una specie di lacerazione in zone imprecisabili. Conosco un chirurgo che trampianta lembi di pelle prelevandoli da zone sane.
Preparatevi: domani usciremo con importanti rivelazioni e notizie. Ineluttabilmente ci sarà qualcosa da dire, dato che stasera abbiamo appuntamento con il Mentore per la benedizione di rito e sono sicuro che dalla sua saggezza apprenderemo consigli fondamentali che saremo felici di condividere.
Ah, sabato sera abbiamo appreso che esistono lettori che hanno deciso di seguire le nostre tappe (Amsterdam) o di fare da precursori rispetto ai nostri progetti (100 km del sahara) e che quindi non ci spetterà nemmeno il primato del pianerottolo! Date le nostre mediocri prestazioni non è una cosa che preoccupa molto: forse il nonnetto dell'interno 26 va già più forte di noi! Però è bello sapere che ci sono, tra persone insospettabili, un sacco di appassionati che corrono (cavolo se corrono...).
Un dubbio però mi attanaglia (bè, forse non sono nemmeno così attanagliato). Ma perché, followers, correte tutto il tempo da soli? Fatevi vivi, al massimo ci aspettate all'arrivo per gustare un buon pasta/risotto/cotechino/cassola/wurstel/meringata/budino/porchetta/birra/vino... aggiungete quello che volete, a noi piace tutto.
Mi è piaciuta un sacco l'iniziativa delle non competitive, che sono determinatissimo a sponsorizzare per il prossimo inverno!
Gli spunti - e gli spuntini - non mancano!

martedì 16 giugno 2009

Warnings: esplosioni addominali


Non sapendo che fare, ho deciso di inaugurare una nuova rubrichetta denominata "warnings", che consisterà in piccoli suggerimenti dati dai maratoneti, resi edotti da durissime esperienze vissute.
Ho etichettato come primo warning il post di Marathon Bia sulle scarpe, in quanto lui stesso conosce bene i rischi che si corrono a non cambiare le scarpe quando sono finite (non specifico oltre per non violare la privacy sui dati medici sensibili...mi fa causa).
Il secondo warning che mi sento di dare riguarda la "cacca". Non lo scrivo per farvi ridere, come avrei fatto all'asilo secondo la migliore tradizione umoristica, ma perché è un problema fastidioso e alquanto sentito all over the world.
Dovete sapere che correndo per molti chilometri (sopra i dieci direi), il pancino dell'atleta rimane a lungo in regime di scarsa irrorazione sanguigna, al che consegue un raffreddamento; inoltre si è soggetti ad un gran continuo sobbalzare... Sembrerà impossibile, ma in quella condizione anche un arietta flebile può causare delle turpi ripercussioni!
Come consiglia saggiamente il Mentore non bisogna farsi mancare un fazzolettino per le emergenze. Si capisce che fare opera di prevenzione è cosa assai avveduta...

giovedì 4 giugno 2009

I preparativi per la conquista di Parigi

L'ora è matura per narrarvi le vicende che ci hanno condotto fino alla linea di partenza, vicende che, sicuramente, non dimenticheremo mai in quanto, repetita iuvant, ci hanno permesso di divenire ufficialmente, con tanto di medaglia, degli eroi. Con un background di tabelle, diete e informazioni varie, tanto utili e precise quanto aleatorie per la nostra giovane e sbruffona mente da ventiseienni allo sbaraglio, ci siamo diretti ad acquistare i mezzi (si, per noi son come delle Ferrari Testarossa) che avrebbero protetto i nostri deboli piedi dalle avversità dell'asfalto. Neanche di scarpe ovviamente sapevamo nulla, a parte il fatto che hanno delle specie di piccole corde funzionali a tenerle chiuse e comunemente chiamate lacci; ma anche se eravamo totalmente ignoranti in materia non avevamo nessuna intenzione di fare come il famoso Abebe Bikila, il quale ai Giochi Olimpici di Roma del 1960 corse e, soprattutto, vinse la Maratona senza scarpe, a piedi completamente nudi!

Le scarpe da running, senza tediarvi troppo, si dividono sostanzialmente in categorie determinate dal peso, dalla forma del plantare e dalla capacità di ammortizzare che hanno:
- A1 sono le più leggere, piatte, ma con potere ammortizzante molto limitato;
- A2 sono intermedie, semicurve e con buona capacità di ammortizzare;
- A3 sono un po' più pesanti delle altre, ma con un'ottima capacità ammortizzante e molto flessibili;
- A4, infine, sono una categoria a parte in quanto servono a sopperire ai problemi di appoggio del piede e di postura causati dal cosiddetto "piede piatto".
Noi, per non sapere nè leggere nè scrivere abbiamo entrambi acquistato un bel paio di Asics Cumulus A3, rigorosamente dello stesso colore come due adolescenti, che si sono rivelate davvero ottime sia per l'allenamento che per la maratona.
Risolto questo problema ci siamo dati alla fondamentale stesura della tabella di allenamento; dopo aver cercato in ogni modo di trovare una tabella già fatta, con la stessa solerzia e lo stesso impegno con cui il giovane liceale cerca di copiare la versione di latino, ci siamo trovati al bar davanti a un bel paio di birre (birre intere, non mezze birre) e dati alla mano abbiamo creato dal nulla il nostro bel foglietto excel di cui andiamo tanto fieri. Sostanzialmente abbiamo suddiviso il nostro allenamento in 3 fasi: una prima fase in cui l'obiettivo era allenarsi per i 10.000 mt, una seconda in cui puntavamo a fare in maniera dignitosa i 21 km e una terza che ci avrebbe portato diretti alla maratona. Gli allenamenti, come già spiegato nei post precedenti, erano 3 a settimana: 2 durante i giorni lavorativi che oscillavano tra i 10 e 15 km e il cosiddetto lungo/lunghissimo del fine settimana che poteva arrivare fino a 33-35 km che, come tutti consigliano, vanno diminuiti gradualmente con l'avvicinarsi del D-Day.
Lo step successivo era capire come alimentarsi prima e durante l'impresa: il Mentore ci aveva messo in guardia più e più volte specialmente sulla crisi del trentacinquesimo km, il muro da superare coi denti e con le unghie! Dopo qualche studio un po' più approfondito ci siamo organizzati nel seguente modo:
1. durante le settimane subito antecedenti alla maratona abbiamo controllato il nostro nutrimento quotidiano anche grazie ai consigli del nostro medico di fiducia che è un maratoneta/eroe come noi (in teoria anche autore del blog, ma ad oggi latitanete per impegni lavorativi): circa dieci giorni prima della maratona proteine-proteine-proteine condite da sali minerali e i 2-3 giorni prima del giorno X carboidrati-carboidrati-carboidrati.
2. la mattina stessa dell'impresa ci siamo svegliati prestino per mangiare in camera (la zona colazione dell'hotel ancora non era accessibile data l'ora) le nostre belle fette biscottate spalmate abbondantemente di marmellata acquistate al supermercato il giorno prima e custodite gelosamente dal sottoscritto ai piedi del letto; la scena mi fa tutt'ora sorridere non poco: quattro cretini, che fanno un pigiama party alle 6 di mattina, ci mancava la battaglia coi cuscini ed eravamo a posto.
3. per quanto riguarda la gara, ci siamo presi prima di partire i nostri integratori al fine di scalare, agevolmente (ahahahahahah), il muro succitato, integratori ai quali abbiamo comunque aggiunto fette d'arancia, banane, frutta secca, zollette di zucchero e ogni ben di Dio che ci veniva offerto dagli Angeli Custodi posizionati presso i punti di ristoro.
Bene, fatto tutto ciò, belli e pronti come il primo giorno di prima elementare uno di noi si è fatto male, un'altro fuori dall'Italia per lavoro si allenava così-così e gli altri 3 a causa di troppo poche mezze birre e molte birre intere accompagnate da una spruzzatina di pigrizia se la son presa con troppa calma ("ma si mancano 6 mesi non c'è fretta", "ma si mancano 5 mesi, stasera aperitivi", "ma si mancano 4 mesi e poi ho un po' male al ginocchio", "ma si mancano 3 mesi e comunque sono in forma", "porca miseria porca è il mese prossimo, sono un coglione"). Ma del senno di poi ne son piene le fosse.
A Parigi siamo arrivati di Venerdì alla buon'ora (talmente buona che mi sa che eravamo ancora sporchi di dentifricio ai lati della bocca) e dopo aver depositato i nostri fardelli in hotel siamo andati diretti a respirare il clima della maratona all'Expo per consegna del certificato medico, ritiro del pettorale e di gadget vari e, ovviamente, acquisto di maglietta commemorativa: ci sentivamo dei veri atleti, la tensione saliva di ora in ora! Sempre preoccupati di camminare troppo, e di conseguenza stancarci, Venerdì e Sabato abbiamo ovviamente camminato un sacco, finchè, quando l'ansia da prestazione saliva in maniera esponenziale, la luce è comparsa nella nostra giornata, vigilia dell'impresa, il telefono ha vibrato: era il Mentore che ci comunicava il suo arrivo in terra francese e la sua volontà di darci la benedizione prima che entrassimo definitivamente a far parte della storia. Suggestivo appuntamento davanti a Notre Dame e il gioco era fatto: effettivamente quale luogo poteva essere più adatto per benedirci? Per stemperare la tensione dell'attesa dell'incontro col Latin Mentore siamo entrati nella suddetta Cattedrale e abbiamo acceso una candela (una in quattro, se permettete cosatavano ben 2 euro l'una) affichè gli Dei dell'Olimpo guidassero le nostre membra fin dopo il traguardo permettandoci, se possibile, di sopravvivere.
Incontrato il Mentore e fatte le foto di rito ci siamo dedicati ad un intero pomeriggio di relax ai Giardini del Lussemburgo, seguito da circa 3 etti di pasta serali cadauno, letto presto e, almeno per me, dormita insoddisfacente a causa della simil-agitazione da esame di maturità.

venerdì 29 maggio 2009

Faber est quisque fortunae suae


"Mi rendo sempre più conto che il risultato è conseguenza matemetica di come ci si è allenati", ci ricorda spesso il Mentore nelle nostre chiacchierate.
Riflettendoci su mi accorgo di non aver ben compreso fin da subito la sua affermazione, ma di capirla e averla fatta mia solo ora, dopo aver emulato Filippide (ma senza morire alla fine!) per la prima volta.
Se pensate che per riuscire a concludere una maratona servano particolari doti fisiche innate e che questa possibilità sia preclusa ai più siete completamente fuori strada: la maratona è a portata di tutti coloro che hanno le palle di allenarsi con un minimo di disciplina e di tenere sotto controllo il proprio peso...
Si, lo so, il delirio in toni epici è più divertente e stimola i sogni di gloria anche dei ciccioni teledipendenti, ma la corsa non è un videogame in cui basta far presa su pollici ed indici. Mi pare un bel messaggio, tutti possono farcela, calandosi nei panni dell'uomo determinato e, vi accontento, eroico! Dopo tutto Achille pié veloce poteva vantarsi delle sue doti per i natali semidivini, ma senza un addestramento giornaliero non sarebbe andato da nessuna parte...avrei voluto vederlo a rincorrere Ettore intorno alle mura di Troia senza uno straccio di allenamento!
E senza allenamento si rischia di farsi del male: io stesso ho visto un signore essere rianimato al quarantesimo chilometro... e tenete anche presente che senza allenarsi Filippide è morto!!
Subirò le bastonate degli altri perché comunico ai profani questi particolari -caro lettore, lo faccio per te- ma devo ammettere, per dare una speranza alle nuove leve, che il nostro allenamento è stato abbastanza approssimativo... avevamo un bellissimo progetto, che poi non siamo rusciti a seguire del tutto, chi per infortuni, chi per lavoro e tutti un po' per inesperienza.
Grazie al nostro Mentore però, non abbiamo tralasciato i fondamentali che sono base imprescindibile per arrivare al traguardo: tanto "fondo" lento e i cosiddetti "lunghissimi". Sempre il Mentore ci ha catechizzati sull'alimentazione: mezzo piatto di pasta, mezza bistecca, mezzo bicchiere di vino e, inevitabilmente, mezzo caffé!
Al bar ti guardano un po' male quando chiedi mezzo caffé senza zucchero, però, credetemi, ne vale la pena!
Giusto per avere un parametro scarsamente tecnico, ma abbastanza indicativo, bisogna correre tra i 40 e 60 chilometri a settimana, a seconda delle settimane di carico. In ogni caso si trovano mille milioni di tabelle possibili, personalmente faccio riferimento al sito www.albanesi.it, che contiene una gran vastità di informazioni utili.

Albanesi -è una persona- disincanterebbe anche un testimone di Geova: i ciccioni non arrivano da nessuna parte; se non ti alleni meglio se stai casa; l'alcool e i dolci sono come il curaro! La lettura dei suoi articoli è utilissima per darsi una regolata, anche se seguire alla lettera i suoi imperativi non sarebbe proprio facilissimo (e noi sulle birre e le pastasciutte sgarriamo eccome!), però siccome quando leggi prendi paura e cominci a pensare che morirai tra un minuto di infarto ti metti un minimo in riga...
Per iniziare vi consiglio di provare il rassicurante test del moribondo (http://www.albanesi.it/Paginetest/sportivi.htm) grazie al quale il 50% di voi scoprirà di aver messo a repentaglio la propria sopravvivenza più di un dissidente cambogiano che si è lasciato catturare dagli khmer rossi!
Come avrete capito siete arrivati ad un bivio: A) smettere di leggere il blog per dedicarsi ad un'Oktoberfest perenne; B) continuare a frequentare queste pagine facendo un atto di fede per credere che non siamo scemi!
Voi siete il faber...

mercoledì 20 maggio 2009

Il mentore


Il dado è tratto. Lo starter ha finalmente sparato il colpo di pistola. I cancelletti si sono aperti.
Si salvi chi può.
Dopo l'iscrizione, avvenuta con forte convinzione nei propri mezzi per certi e puro orgoglio per altri (che non volevano rinnegare quanto affermato nella colossale bevuta della sera in cui la decisione fu presa), è cominciato il dialogo con amici e parenti. La quantificazione dei fantomatici 42 km e 195 metri la faceva da padrona: "è come andare di corsa fino ad Avio" dichiaravano certi, "ma no sarà come andare 87 volte andata e ritorno da casa tua al supermercato", rispondevano i più precisi; in tutto ciò si inseriva lo scetticismo generale, gli amici di sempre non avevano fiducia nel compimento dell'impresa, i genitori si domandavano il perchè di un figlio così squilibrato, le nonne pregavano affinchè il Signore ci proteggesse dagli agguati dei Vietcong lungo il percorso.
Le chiacchiere erano continue, ci riempivamo la bocca di qualcosa di cui in realtà non sapevamo nulla, stavamo per combattere il drago, ma non avevamo nemmeno l'armatura.
In tutto questo parlare e parlare noi non facevamo altro che lavorare di giorno e corricchiare di sera un paio di volte a settimana -non nel fine settimana però perchè guai a chi ci tocca lo sci- con quella spavalderia che è sinonimo di poca furbizia.
Così non potevamo andare avanti, necessitavamo di qualcuno che ci portasse sulla retta via, uno spirito guida, un condottiero che aveva già affrontato simili battaglie, un MENTORE.
Il Garzanti definisce "mentore" un consigliere fidato, una guida saggia, un precettore, proprio quello che serviva a noi; la scelta fu secca e decisa, nessun dubbio, nessuna titubanza, doveva essere lui: il Latin Marathon. Figura leggendaria, padre di un caro amico, esperienza di maratone fin oltre oceano e subito disponibile a dispensare consigli a noi giovani padawan sprovveduti che non sapevamo nulla e pendevamo dalle labbra del nostro nuovo maestro jedi.
Infrasettimanalmente ci siamo quindi recati, con la stessa voglia di apprendere che gli scolari hanno il primo giorno di scuola, presso il castello del mentore, senza sapere nulla di maratone, ma avendo la certezza che per correre è necessario mettere un piede davanti all'altro, certezza che comunque vacillava ai nostri occhi tanto ingenui, quanto però traboccanti di entusiasmo nel vedere che finalmente l'impresa stava diventando reale e che era davvero ora di cominciare a farsi il culo.
Dopo un paio di incontri in cui il mentore veniva tempestato di ogni genere di domanda, rispondendo sempre precisamente e dandoci anche dei compiti da fare a casa, sapevamo che:
- non avevamo le scarpe adatte;
- non avevamo un programma;
- non sapevamo nulla di alimentazione pre-gara e durante la gara;
- certi di noi (non si fanno nomi) erano anche leggermente sovrappeso a causa di troppe serate in cui si prendono decisioni folli (v. post precedente).
Insomma un mezzo disastro.
Due cose giravano però a nostro vantaggio: la giovane età e la voglia di farcela ad ogni costo, che dette così sembrano stupidaggini ma probabilmente sono proprio i due elementi che, assieme ad un bellissimo paio di Asics Cumulus, ci hanno permesso di passare "sotto" l'arco di trionfo il 5 Aprile dell'anno domini 2009.
Il mentore ci ha spiegato di tutto e di più, dalle tipologie di allenamento a cosa prendere per evitare le crisi del trentacinquesimo chilometro, da quali muscoli vanno allenati a che dieta tenere. Rimasto anche in mutande davanti alla nostra ignoranza campestre è sempre stato disponibile via mail o via telefono a darci delle dritte che noi cercavamo di seguire nel miglior modo possibile, che probabimente, però, era il peggiore immaginabile.
Figura epica, il mentore è colui al quale Ulisse affida il piccolo Telemaco prima di partire per la guerra di Troia, è colui che indica all'eroe la strada da percorre, lo segue passo dopo passo ed è ciò che l'eroe stesso vorrebbe essere.
Questo è il nostro mentore, perchè noi siamo gli eroi.