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martedì 10 settembre 2013

Tor des Geants 2013

In piena follia trail, in questi giorni la nostra attenzione non può che essere tutta concentrata sul Tor des Geants. Cominciata l'8 Settembre, questa gara epica si svolge su un anello di 330km con partenza e arrivo a Courmayeur. Il dislivello positivo da brivido è di circa 24.000mt. Il numero degli iscritti non può superare i 600 ed è previsto un turnover al fine di permettere a tutti di partecipare. Spulciando le informazioni per l'iscrizione, pare incredibilmente che non ci sono prerequisiti in termini di curriculum sportivo. Richiesta solo la visita medica sportiva agonistica. Il tempo massimo fissato per concludere la gara è 150 ore. Si, 150 ore. Più di 6 giorni. 


Lungo il percorso sono dislocate 7 basi vita che suddividono il percorso in 7 settori. Nelle basi vita vengono fornite assistenza, cure mediche ed infermieristiche a coloro che intendono proseguire la gara. Nelle basi è a disposizione una zona riposo, anche se mi domando se qualcuno veramente sia in grado di dormire.
Quest'anno pare che le condizioni meteo sul percorso non siano buone e gli atleti si stiano trovando ad affrontare sentieri che potrebbero essere definiti pericolosi anche solo camminando. Figuriamoci correndo.
Dal sito dell'evento www.tordesgeants.it è possibile vedere foto e video della giornata in corso e da quello che viene pubblicato non posso che essere invidioso dei campioni che si stanno dando battaglia in Valle d'Aosta.
Non tutte le notizie però sono buone e purtroppo ieri un concorrente ha subito una grave caduta ed è stato ritrovato senza vita a causa di un trauma cranico. Era il cinese Yuan Yang, pettorale n°1040 classe 1970. Le comunicazioni sul blog della gara sono state sospese per lutto e si avranno nuove informazioni solo nella giornata di domani.
Nel frattempo ispiratevi con questo video dell'edizione 2012:

lunedì 1 luglio 2013

100 km del Sahara 2013 - 4° tappa

Eccoci al gran finale.
La tappa di chiusura ci viene preannunciata come la più completa in termini di tipologia di fondo. Ci troveremo ad affrontare un suolo semi compatto, una sabbia desertica come quella incontrata nella prima tappa ed un tratto di bagnasciuga in riva all'oceano.
Alla partenza l'euforia è alle stelle anche se, per quello che mi riguarda, la stanchezza si fa sempre più sentire sulle gambe. Il gonfiabile dello start è a brevissima distanza dal nostro hotel e così, dopo il rito del riempimento camelback, ci posizioniamo diligentemente sulla linea di partenza sulle note delle solite improbabili canzoni trionfalistiche.
La competitività è ormai altissima. Ho già addocchiato due o tre personaggi che non dovranno assolutamente arrivare prima di me e la voglia di non sfigurare mi fa venir voglia di partire fortissimo. A pochi minuti dal via capisco, dall'immancabile introduzione alla tappa di Adriano, che questi 21km risucchieranno tutte le mie energie residue.
Scambio due battute con il Bia ed il suo solito stato di sovra-eccitazione mi fa venire la ridarola.
Pistolata e si parte.
Mi sento bene e dopo poco mi ritrovo a superare una decina di partecipanti ma perdo quasi subito di vista la lepre Bia.
Al decimo chilometro i miei piedi entrano in contatto con il primo tratto di sabbia desertica e la fatica prende il sopravvento. E' tutto un saliscendi e le precedenti tappe non mi hanno lasciato molto carburante da utilizzare. Comincio a tratti a camminare e vengo raggiunto più volte da concorrenti che avevo distaccato nelle tappe precedenti. Il percorso passa anche da alcuni villaggi, che mi aiutano a non pensare alla fatica e, con i soliti saluti e battiti di mani, mi danno forza per ripartire.
Ad un certo punto, una visione mi appare all'orizzonte: una spiaggia vuota con un ampissimo bagnasciuga. Parto come un razzo e riprendo due o tre posizioni a 4.30min/km.
Non mi era mai capitato di correre su un simile fondo e l'esperienza è stata davvero entusiasmante.
Mi sento come in pista e vado come un razzo.
L'euforia però svanisce quasi subito: dopo quasi un chilometro il bagnasciuga termina bruscamente e si risale sulla sabbia della spiaggia.
Alzo gli occhi e vedo davanti a me una salita titanica.
Arranco, non ce la faccio più, ma in lontananza vedo il Bia (se ricordo bene era nudo) con una bottiglia d'acqua in mano che mi viene incontro urlando cose incomprensibili.
Bevo un sorso e capisco quello che sta farneticando: il traguardo è a poche centinaia di metri!
Non mi sembra vero. Capisco di aver raggiunto la fine.
Con altri 3 corridori/cadaveri stendiamo al vento una bandiera italiana e passiamo sotto il traguardo tra gli applausi di chi è arrivato prima di noi.
Non mi reggo in piedi, le spalle mi bruciano e la testa mi pulsa.
In me sento un misto di felicità e tristezza. Felicità per aver finito di soffrire ed aver portato a termine una gara lunghissima, ma profonda tristezza per aver concluso una dell'esperienze più belle della mia vita.


Ora si tratta solo di trovare una nuova impresa da portare a termine!

mercoledì 19 giugno 2013

100 km del Sahara 2013 - 3° tappa

Conclusa la maratona con punte di 40° abbiamo tutti pensato che inforcare nuovamente le scarpe il giorno successivo sarebbe stato impossibile. L'atmosfera che si era creata - amicizia ma anche competizione - ha però spinto tutti verso una rapida ripresa psicofisica.
Litri e litri di endorfina venivano prodotti dai nostri corpi a ritmi forsennati.
L'elevato numero di vesciche passava in secondo piano.
Dopo un giretto pomeridiano (a piedi n.d.r.) nei prossimi dintorni di Saint Louis, una birretta e una cena ci siamo buttati a letto gustando appieno un tasso di umidità da guinnes dei primati.
La mattina successiva dopo un breve trasferimento in pullman siamo arrivati al Parco di Djoudj.
Pronti per la terza tappa.
La frazione è iniziata alle 7.00 di mattina e il clima sembrava concedere finalmente una tregua dopo le temperature da altoforno del giorno precedente. Caricati anche dal fondo del percorso - il più duro e meno sabbioso di tutti i 100 km percorsi - siamo partiti spediti.
Era tutta un'illusione.
Purtroppo Max dopo circa mezz'ora di gara, ben conscio che i km totali sarebbero stati 24, ha rallentato per evitare di andare in crisi.
Da quel momento sono rimasto da solo fino alla fine senza mai incontrare nessuno e chiudendo con una decima posizione che mi ha riempito d'orgoglio. I nove davanti erano troppo forti per me, prenderli sarebbe stato impossibile. Devo dire che nella mia breve e misera carriera podistica la terza tappa (e anche la quarta, sempre conclusa in decima posizione) della 100 km del Sahara mi hanno fatto tagliare il traguardo con una soddisfazione enorme e con la consapevolezza che non avrei potuto fare di meglio.
Questa mia autoproclamazione di eroe dei due mondi trova ulteriore fondatezza nelle temperature che, anche durante la terza tappa, sono lievitate clamorosamente, soprattutto dal 10 km in poi.
Il caldo abbraccio dei 40° si stringeva intorno a noi ancora una volta.
Gli ultimi 3 km sono stati una vera e propria agonia con le forze che pian piano venivano meno, ma con la voglia di rimanere decimo fino alla fine a costo di arrivare con la lingua sotto i talloni.
Tagliato il traguardo, ed atteso l'arrivo di Max, ci siamo resi conto che il piccolissimo comprensorio di camere in cui era ubicato l'arrivo comprendeva anche una piscina di tutto rispetto.
Crema da sole, pare crociate, racchettoni, infradito e mojito ci aspettavano.
Magari.
Mentre ci trascinavamo senza metà attendendo la convocazione per il pranzo con l'ennesima birra in mano abbiamo visto le scene più dure della settimana.
I partecipanti erano davvero a pezzi.
Uno è praticamente svenuto davanti a noi.
Stavano tutti dando fondo alle ultime energie ed il pensiero di correre altri 21 km il giorno successivo (questa volta nuovamente con sabbia desertica) veniva tenuto molto lontano per evitare di essere sopraffatti dal preoccupazione.
Regnava una spavalda gioia.

lunedì 27 maggio 2013

100 km del Sahara 2013 - 2° tappa

Comincio la narrazione dicendovi che St. Louis sorge su un'isola collegata alla terra ferma da un ponte a forma di torre Eiffel (n.d.r. non è vero, ma non ditelo alla nostra guida senegalese).
Su questa pittoresca isola sorgono moltissimi palazzi in vecchio, molto vecchio, stile coloniale e il nostro albergo non è risultato essere da meno.
Tutto bello e suggestivo, peccato solo per l'elevatissimo tassa di umidità che aveva reso i vetri della finestra simili a quelli di un box doccia appena utilizzato e il copriletto assomigliava ad un mocho vileda non ancora strizzato. Considerando che avremmo soggiornato qui per due notti, la prima domanda che ci siamo posti è stata come avremmo fatto ad asciugare i nostri indumenti profumati. La risposta ce la saremmo dati il giorno seguente: tutto è rimasto bagnato, così come appena lavato. Tralasciando questo aspetto, tutti i nostri pensieri erano costantemente rivolti alla tappa che avremmo percorso il giorno successivo: la famigerata maratona nella savana.
La sveglia puntata alle 4.30 e la notte è passata senza intoppi.
Dopo il risveglio alle ore 4.30 e la solita colazione del campione - unico pranzo della giornata privo di verdure crude -  ci hanno portato in pullman alla partenza.
I piani erano molto semplici: sapevamo che questa sarebbe stata la nostra gara e per questo volevamo partire forti. Lo start era fissato per le 8, così da evitare il caldo africano, ma era evidente a tutti che avremmo patito le pene dell'inferno.
A circa 45 minuti dal via, abbiamo visto partire i temerari della formula camminatori. Sono tutti ben organizzati e temo che oggi si divertiranno più di noi.
Allo sparo partiamo bene e scavalchiamo i primi due km di sabbia con agilità. Il percorso diventa poi sterrato con due o tre centimetri di sabbia soffice su una base più solida. Su questo fondo diamo molto - forse troppo - e raggiungiamo i 10km con una certa scioltezza ad una media di 5e30 min/km.
Tutto sembra andare per il meglio quando, quasi al ventesimo, comincio a sentire un fastidioso dolore muscolare. Vedo che il Bia ne ha e quindi lo esorto a rompere la promessa che ci siamo fatti prima di partire, chiedendogli di proseguire da solo. Dopo poco cominciano i crampi e al ventisettesimo, con una temperatura attorno ai 40°, decido di rallentare e mettere il cappello bianco al fine di evitare insolazioni. Da li, fino alla fine, ho alternato tratti di corsa lenta alla camminata veloce.
Nonostante tutto vedo che nessuno mi supera e intorno a me la scena è idilliaca. La vegetazione e brulla e ogni tanto si attraversano piccoli villaggi di capanne.
E' qui che vedo la vera Africa! Bambini con un sorriso a 80 denti (tra l'altro bianchissimi e catarinfrangenti) mi salutano in francese, mi chiedono come mi chiamo e corrono con me dandomi la mano.
L'emozione è tantissima, nonostante la fatica, il dolore e il calore. Mi destreggio nonostante la consapevolezza che i prossimi 10 - 11 km li avrei percorsi subendo il dolore dei crampi in un tempo di un'ora e mezza o due.
Ogni tanto pensavo al Bia e per far passare il tempo proiettavo la velocità con cui avevamo percorso assieme la prima metà della gara, stimando il distacco finale che a mano a mano avrei accumulato. Devo dire che questo giochino mi ha impegnato non poco e così, in quattro ore e quaranta minuti sono passato sotto il gonfiabile con la scritta "Arrivo". Il bia era arrivato circa venti minuti prima di me e mi ha confortato vedere che anche lui, come me, era letteralmente a pezzi.
La scena che mi si presentava davanti, dopo la secchiata di acqua gettatami dal medico, è stata di un manipolo di uomini mezzi nudi sdraiati sotto un gazebo. La persona che mi è rimasta impressa maggiormente è stato un russo, bianchissimo, sdraiato per terra in preda ai crampi con una smorfia orribile di dolore. Sono passato a più riprese vicino a lui e posso garantirvi che è rimasto in quelle condizioni per almeno un'ora e mezza, senza muoversi.
Per concludere abbiamo avuto il permesso di farci una doccia con l'acqua di una bacinella riempita in un vicino pozzo e di rilassarci con impacchi di ghiaccio.
A seguire pranzo con menù speciale post-gara: pesce raffermo, stracotto di pecora, verdure crude varie, cus cus e riso in bianco.
Tutti i sopravvissuti sui pullman pronti per la terza tappa.

martedì 14 maggio 2013

100 km del Sahara 2013 - 1° tappa

E' passato un po' di tempo ormai da quando Max ed io siamo tornati da questa missione subsahariana. Raccontarla è davvero difficile - troppe sono le emozioni, i km e le vesciche che meritano anche una sola menzione - quindi riteniamo sia il caso di dividere la nostra avvenutra in tanti post quante sono state le tappe percorse.
L'inzio, il viaggio in aereo, forse, è stata la parte più dura. Tanti, troppi scali dovuti ad un cambiamento dell'ultimo minuto nella destinazione finale.
Guerra in Tunisia, tutti in Senegal!
Questa complicazione - che però ci ha permesso di scoprire un paese davvero affascinante - ci ha fatto arrivare stanchissimi a Dakar in piena notte già preoccupati di non riuscire a recuperare le energie e le forze per la gara. 
Non avevamo però, fortunatamente, fatto i conti con il fattore euforia.
Altrochè stanchezza. La mattina successiva nulla ci ha impedito di svegliarci di buon ora e cominciare un giro nella capitale con una cartina stradale trovata in ovetto Kinder in cui, in pratica, l'unica cosa che risultava essere chiara era il fatto che ci trovavamo in Africa.
Foto di rito, polizia con mitra ad ogni angolo, traffico alle stelle e casuale cambio valuta alla prima banca.
In albergo nel pomeriggio c'è stata una veloce riunione di presentazione della gara in cui abbiamo scoperto che il gruppo degli svizzeri - trattenuto nottetempo in aeroporto per problemi con il visto (non ce l'avevano n.d.r.) - era stato rilasciato dopo lunghe trattative iniziate dalla Farnesina d'oltralpe e condotte in loco da un ragazzo di cui non vogliamo svelare il nome, ma che per dovere di cronaca vi mostriamo qui in una foto rubata mentre era distratto.
Abbracci, lacrime e tanta felicità.
Risolta la questione svizzera e ricevute le prime informazioni siamo arrivati, dopo uno spettacolare ed aggressivo giro in fuoristrada sulle dune, al campo tendato in pieno deserto.
Abbiamo subito stretto amicizia con i nostri due compagni di tenda: due ragazzi fiorentini davvero simpatici!
La consegna dei pettorali e i primi metri nel Sahara ci hanno fatto salire l'adrenalina oltre che la preoccupazione. Solo per andare dalla tenda al bagno grande (il deserto n.d.r.) il quantitativo di sabbia insinuatosi nelle nostre scarpe era già spropositato.
La cena l'abbiamo passata interamente a disquisire con gli altri concorrenti sui vari tipi di ghette e noi, dopo aver capito che le nostre erano le peggiori in assoluto, siamo andati a dormire sereni con l'intenzione di correre la prima tappa in totale calma e senza farci prendere dall'ansia della prestazione.
Sono serio.
Eravamo davvero sereni.
Incoscienti forse, ma sereni.
A smorzare subito la nostra spavalderia ci ha pensato il Sahara. Il primo contatto podistico con il deserto è stato più duro del previsto: ad ogni passo la spinta si annullava e bisognava ricominciare a faticare per il passo successivo. Ci avevano detto che era così, tutti lo sanno, ma noi siamo come San Tommaso: non ci crediamo finchè non ci mettiamo il naso.
Il Garmin non valeva neppure la pena di essere guardato.
Comunque dopo qualche km di dramma abbiamo preso il nostro ritmo e tra una foto e l'altra, saltando sulle dune e sperimentando - per quanto mi riguarda - la corsa a piedi nudi abbiamo concluso i nostri 13km senza tanti patemi.
Giusto per dare un'idea di quanto eravamo rilassati e non competitivi io sono arrivato oltre la trentesima posizione alla prima tappa e tredicisimo in classifica generale alla fine di tutta la gara!
Carichi nello spirito e felici di un'avventura che finalmente era diventata reale ci siamo diretti in gruppo verso St. Louis, città (paese?!) da cui il giorno successivo sarebbe partita la tanto temuta tappa regina.
La maratona.

venerdì 1 marzo 2013

101 e non sentirli

La mia esperienza da runner è cominciata a circa vent'anni. Ora, quasi arrivato ai trenta, sento di essere arrivato all'apice della forma. Magari mi sbaglio ma la paura è quella di avere sempre meno tempo per allenarmi ed inoltre di avere perso la capacità di recupero che ho avuto dopo la prima maratona.
In ogni caso non mi affliggo più di tanto visto che al mondo c'è Fauja Singh. Lui alla veneranda età di 101 anni ha corso 10km in un’ora, 32 minuti e 29 secondi. Considerato che ogni giorni mi capita di vedere settantenni che a malapena riescono a sollevare il carrello della spesa, il vecchio amico Fauja è proprio in forma.
Per leggere l'articolo on line cliccate qui.

lunedì 4 giugno 2012

100 km del Sahara 2013: ci saremo!

Fin dagli albori delle nostre prime gare podistiche, abbiamo - con delle manie di grandezza senza precedenti - deciso di puntare subito in alto.
Corse sulla Luna, in Antartide e nel Sahara. Nudi o senza vestiti. Sempre carichissimi di buone intenzioni, sempre affascinati da competizioni senza senso.


Ci eravamo messi in mente di tutto, ma, con il passare dei giorni, dei mesi e degli anni, ho cominciato a pensare che fossero tutte delle fantasie.
Megalomani senza arte, né parte. 
Ieri mi sono accorto che in realtà non era così. Siamo uomini veri.
Max ed io ci siamo iscritti alla 100 km del Sahara.
Mi viene da piangere, ma non so se dalla gioia o dalla disperazione.
Felicità alle stelle.

martedì 29 maggio 2012

Un eroe alla 100km del Passatore

Questa la devo raccontare.
Stamattina accendo il computer e mi trovo una mail dell'amico latin Flavio il quale ha partecipato - lo scorso fine settimana - alla 100km del Passatore.
Flavio corre sempre e tanto. Non sta attento ai tempi, alle medie o ai ritmi. Corre per il gusto di correre.
Per questo motivo ha deciso di fare, per la quarta volta, la 100km del Passatore essendo però, in questa occasione per sua stessa ammissione, davvero poco allenato e poco fiducioso di riuscire a completarla.
Bè ce l'ha fatta e stamattina mi ha scritto.
Con il suo permesso do la giusta pubblicità al suo resoconto
"Salve Ale, tutto bene?
Beh sinceramente non so se sia il caso di scriverti quanto ho vissuto, provato questo week end, comunque eccomi qua.
Si' è vero ho partecipato ancora una volta alla 100 km del Passatore, la 4' volta, sono proprio senza scampo.
Io non riesco a scrivere di tempi, sensazioni fisiche o simili, quindi se ti va' te la racconto a modo mio. Troverai poco di interessante dal punto di vista sportivo, vedi tu cosa fare di questa mia mail.
Alla partenza eravamo in parecchi, molti di piu' degli altri anni, con circa 800 debuttanti a questa gara. Poco prima della partenza vedo un podista defilato che scrive qualcosa su un pettorale ad un altro podista, è Giorgio Calcaterra, campione del mondo dei 100 km, lo saluto e mi faccio autografare anche il  mio pettorale.
Prima di partire, mi trovo con 2 miei amici di Milano, Nicholas ed Emanuele, non fanno mai nessuna gara in giro, di nessun tipo, solo il Passatore.
Quest'anno pero' sono assistiti da 3 loro amici in bicicletta che li seguiranno durante il percorso,
I nomi non li conosco, da quei pochi minuti che li visti, chiamiamoli il cow boy, il reggae men e Coppi.
Al reggae men affido una mia T-shirt ed un K-way, nonostante avessi gia' dato il mio borsone all'autobus dell'assistenza.
Nicholas ed Emanuele sono tranquillisimi, la prenderanno come viene, a loro, come a me e al 90% dei partecipanti non interessa altro che arrivare.
Si parte, tempo perfetto, fresco.
Dopo circa 13-14' km di corsetta, decido di completare gli ultimi 3-4 km di salita prevalentemente camminando, per poi arrivare al traguardo dei km 31,5 in  ore 4.18 compresi di massaggio e cambio indumenti.
Come al solito mi perdo in me stesso e butto via circa 30 minuti.
Del cow boy, reggae men e Coppi nessuna traccia.
Poi dal mio telefonino si materializza la voce di un angelo (anche gli angeli probabilmente oltre alle ali hanno anche una voce), nel mio caso è quella di Francesco.
Mi chiede:
-"dove sei?"
-"in Toscana" rispondo
-"si questo l'ho capito ma dove"
Cosi' vengo a sapere che è vicinissimo a me, pronto per corsettare con me.
Mi trovo con lui al km 32 e questo angelo mi scortera' per un bel po'.
Con lui parto e  verso il km 37 affrontiamo la 2' parte di salite, circa 12 km, fatte quasi tutte di corsa direi, a parte gli ultimi 2-3 km.
Arriviamo al traguardo dei 48 km con un mio tempo di 7.26 dalla partenza.
Qui trovo altri 2 miei amici che si sono ritirati, 4 chiacchiere con loro, 1 caffe' un cambio abiti e pero' qui spreco circa 52 minuti.
Si riparte, io e l'angelo Francesco, per un'altra tranche di 17 km. un po' in discesa, non molti, credevo di piu'.
Arriviamo a Marradi, km 65 verso le ore 1,15.
Qui l'angelo custode Francesco  si congeda da me, sale in auto con un grand'uomo di suo zio che lo aveva accompagnato in auto e mi saluta dandomi le ultime raccomandazioni.
Qui a Marradi, altro massaggio, cambio indumenti, ma butto via ben 55 minuti, pazienza.
Ne mancano solo 35 all'arrivo il solo pero' è molto relativo, anzi non conta niente.
Impieghero' poco meno di 6 ore per farli,  ci sono ancora circa 3-4 km. di salite verso il km. 70.
Verso il km. 80 sto un po' male,lo stomaco è proprio in disordine, sorseggio del the ma lo rigetto subito, ho voglia di integrarmi fisicamente, ma non riesco ad ingerire nulla.
Continuo, per fortuna non sono stato catturato dal sonno. Poco prima del km 90 sono finito, non ne ho proprio piu'.
Poco dopo  incontro il mio amico Emanuele, lui era gia' finito da un bel po'.
Lo saluto e continuo in qualche modo fino all'arrivo dove arrivo in h 17.05, circa 55 minuti piu' dell'anno precedente.
E i cavalieri?
Ho saputo all'arrivo che il cow boy verso il km 30 si è smarrito, proseguendo per le colline toscane per 12 km, poi è tornato indietro, caricando la bici sul bus dell'organizzazione e lui seduto su un bel sedile fino a Faenza. Il reggae men con le mie poche cose proprio non si è visto, chissa che fine avra' fatto. Il Coppi lo avevamo incrociato un attimo io e l'angelo Francesco, pedalava lesto in salita, poi nessuna traccia.
L'angelo Francesco invece è stato con me sia fisicamente che intimamente.
Ci rimarra' per un bel po' dentro di me, almeno 50 anni credo.
Così come tutti voi.
Un saluto a tutti
Flavio
Non so perche' faccio queste cose ma a me per il momento va bene cosi' anche se poi alla fine si è un po' disintegrati".
Queste persone rendono speciale la corsa.
Solo loro.
Grande Flavio!

lunedì 19 settembre 2011

La disfatta di Castelnuovo

La spedizione balcanica sottodescrittavi, come le altre già vittoriosamente portate a termine, necessita di una preparazione psicofisica tale da permetterci di sconfiggere il nemico e ritornare in patria vittoriosi, a seguito del Generale e del suo bianco destriero.

La preparazione, però, questa volta più di tutte, rischia di essere errata e superficiale.
Il rischio di una Caporetto è assai alto, il nostro condottiero rischia di passare dall'onorevole paragone con l'illustre imperatore francese ad il ben più ruvido accostamento col generale Cadorna, responsabile di una delle sconfitte più brucianti che l'italico regno possa annoverare.
Il perchè è presto detto.
Ieri mattina doveva iniziare la nostra trionfale marcia con circa 30km a Castelnuovo del Garda, impresa per cui già in settimana ci eravamo equipaggiati ed organizzati.
Eventi fuori dal nostro controllo, però, non ci hanno permesso di portare a termine la missione affidataci dal comando supremo.
L'11 aprile del 1848, vi ricordo, le truppe del feldmaresciallo Radetzky assalirono e trucidarono, proprio a Castelnuovo del Garda, i volontari lombardi giunti in terra veneta per liberarci dall'oppressore austriaco già sconfitto durante l'assedio di Milano.
Noi ieri dovevamo vendicare quell'eccidio e riprenderci un territorio già nostro fin da tempo immemore.
La storia lo richiedeva, le anime dei nostri fratelli scomparsi meritavano di veder lavata la loro brutale sconfitta col sangue del nemico.
Purtroppo non è stato così.
Siamo stati pavidi.
Venuta meno l'egida guida del nostro pluridecorato condottiero, le truppe, sentitesi perdute, si sono sparpagliate sul territorio senza riuscire a coordinarsi nell'attacco.
Ingannato da nettari allucinogeni e veneri desnude, il vecchio Generale, ha lasciato che le sue ormai stanche membra venissero dolcemente cullate dalle esperte mani della signora Circe, una donzella di bell'aspetto al cui fascino egli non sa resistere.
Max per primo, disorientato dagli innumerevoli balzelli che il regio governo ha imposto ultimamente, ha con me intrapreso una spedizione sull'Adige volta a minare la diga del Chievo onde impedire al nemico di entrare in città. Senza alcuna forma di coordinamento, feriti e senza forze, abbiamo disperso le nostre energie e siamo stati catturati, lui dopo un'avanzata di 13km mentre io, grazie alla mia astuzia, ho oltrepassato le linee nemiche cadendo prigioniero solo dopo 20km.
Ora siamo entrambi detenuti a Venezia col carbonaro Silvio Pellico.
Clodrunner invece, in preda ad un'impeto incontrollabile, si è recato fin sulle rive del lago di Garda dove, alla testa di un piccolo manipolo di soldati fedeli al vecchio governante della nostra città, è riuscito a respingere il nemico, il quale dopo ore di assedio nel piccolo paese di Costermano, si è veduto costretto alla resa.


Dopo aver persino negato agli sconfitti l'onore delle armi, la ferocia del giovane si è volta verso la città.
Convinto di trovar campo libero, e non sapendo che invece i suoi commilitoni avevano malamente fallito i compiti assegnati, ha percorso 30km lasciando dietro di sè un scia di morti, ma non è riuscito a liberare la roccaforte di Castelnuovo.
La vergogna che tutti proviamo nell'aver fallito l'impresa potrà essere lavata solamente respingendo l'invasione ottomana che è ormai giunta alle porte del Montenegro.

giovedì 3 marzo 2011

Spartathlon


Fascino a non finire per questa gara.
Mitologia, battaglie memorablili, gesta epiche di eroi che conosciamo fin da quando eravamo bambini.
Questo ci sovviene alla mente parlando di due polis che hanno cullato la civiltà moderna e ne hanno posto le relative basi.
Storici e filosofi che hanno forgiato la mente di noi poveri comuni mortali, contribuiscono poi a rendere memorabile e ricca di un fascino millenario la semplice parola "Grecia".
In questo contesto inserite un'ultramaratona che trae spunto dal mito.
Da Atene a Sparta.
E' Erodoto che, per primo, ci descrive le gesta di Filippide, il quale si è coperto di imperituria gloria in queste terre impervie.
La leggenda narra che Filippide percorse il tragitto da Atene a Sparta con una richiesta di aiuto per fronteggiare l'invasione persiana, gli Spartani, però, si rifiutarono di schierarsi dalla parte degli Attici credendo in una sicura sconfitta e confidando in un loro successivo predominio in tutta la Grecia.
Così non andò.
Gli Ateniesi, come ben sapete, sconfissero i Persiani nella battaglia di Maratona e Filippide corse da Maratona ad Atene per annunciare la vittoria, spirando subito dopo.
Se volete cimentarvi con (o contro, a seconda dei punti di vista) la storia dovete correre i 246 km della Spartathlon, attraversando l'istmo di Corinto, la piana di Argo e i monti dell'Arcadia.
L'arrivo è ai piedi della statua di re Leonida.
Godetevi la vostra colazione prima di partire perchè, sicuramente, cenerete nell'Ade.

venerdì 4 febbraio 2011

Non conta partecipare, conta vincere!

Dopo varie vicissitudini ieri si è svolto un incontro a casa del Mentore per definire le ultime cose per il nuovo sito web latinmarathonlovers.it che noi ragazzotti abbiamo creato. La riunione si è svolta come al solito tra mille racconti divertenti e qualche (poca) informazione inerente il vero oggetto dell'incontro.
Alla fine della riunone, Claudia se ne esce con una informazione interessantissima: "Su Correre è uscita la classifica dei 34.100 maratoneti italiani".

Il Mentore neanche a dirlo aveva una copia del mensile nella sua edicola privata contenente tutte le testate mondiali dedicate al running. La copia del giornale, ancora incelophanata, mi arrivava in mano direttamente dal cielo e quasi come un bambino non vedevo l'ora di scartarla per scoprire i fatidici numerini di fianco ai nostri nomi.
Ore 22.15 usciamo da casa Mentore e ognuno va verso casa.
Io non perdo l'occasione, ancora in macchina, di rompere il celophan e dare un occhiata alle statistiche: Io 14.284, Bia 11.950, Clod 4.826, General 25.386 e Lorenzo grande assente non avendo fatto maratone lo scorso anno.
Devo dire che il pensare che su 60 milioni di Italiani sono tra i 34 mila che hanno fatto una maratona (e che sono quattordicimillesimo in assoluto) mi riempie di soddisfazione.
Vedere il tuo nome scritto su un giornaletto ai più potrebbe sembrare poco, ma in realtà per chi suda sulla strada tutto l'anno è una sottospecie di incoronazione a imperatore del mondo conosciuto.

martedì 21 dicembre 2010

Le somme vanno sempre tirate

L'anno sta giungendo alla conclusione e, come è normale che sia, ci si guarda indietro e si valutano i passati dodici mesi cercando di capire se la nostra esistenza in questa valle di lacrime abbia o meno avuto un senso.
Noi siamo degli eroi - status che abbiamo a pieno titolo acquisito dopo aver portato a termine la prima storica maratona parigina - quindi la nostra esistenza ha, in realtà, sempre un senso.
Partendo da questo postulato cercherò lo stesso avventurarmi nell'analisi della nostra annata da pseudo/psycho-runners.
Nei mesi invernali lo sci la faceva da padrona, la neve fresca regnava nei nostri cuori e quanto risotto mangiare la sera era l'unico motivo che ci spingeva ad arrivare a fine giornata.
Nonostante ciò mai mi scorderò della prima (e spero ultima, ma conoscendomi, e conoscendo il buon vecchio Clodrunner, so bene che è una speranza a dir poco vana) esperienza di corsa sulla polvere bianca.
No non eravamo in Colombia.
No non era un party con Lapo Elkann.
Il luogo era la Val di Fassa e il freddo aveva prodotto in noi il classico "effetto-gamberetto" che solo i maschietti possono capire appieno. 
Sprofondavamo ad ogni passo come Frodo Baggins nella palude della Terra di Mezzo e il freddo ci ghiacciava la barba producendo in noi la simpatica sensazione paragonabile a quella che si prova quando circa un miliardo di aghi trafiggono allegramente la faccia.
Per informazioni chiedere all'affabile Hellraiser
La primaverile fioritura dei peschi e le prime scagazzate dei volatili di ritorno dalla migrazione ci hanno ricordato che era decisamente ora di dedicarsi solo ed unicamente alla corsa.
Se volevamo arrivare a Vienna in una condizione fisica degna di questo nome dovevamo aumentare i chilometri e diminuire i chili, pur essendo molto tentati dal proseguire il letargo e, quindi, diminuire i chilometri e aumentare i chili.
Qui, però, il runner si differenzia dall'uomo comune.
L'uomo comune a marzo crede di avere ancora tempo per presentarsi alla prova mutanda (prova bikini per i più sofisticati) in forma smagliante; il runner, invece, sa che che deve allenarsi il più possibile se non vuole rischiare di arrivare alla maratona di fine primavera invocando una catastrofe naturale di portata mondiale pur di non gareggiare.
L'allenamento è andato abbastanza bene, abbiamo spesso corso senza vestiti in pieno centro per manifestare il nostro dissenso contro una qualunque riforma di un qualunque governo.
La successiva maratona di Vienna ha segnato miglioramenti per tutti.
Solo il Generàl pare (la fonte non è certa) si sia ritirato a 90 metri dalla fine, quando era primo, per andare seduta stante in un night club.
Non sapremo mai la verità.
Il governo del Kirghizistan (paese di cui il nostro condottiero è ambasciatore all'ONU) ha insabbiato la vicenda.
L'esatate ci ha visto rischiare la vita più e più volte.
Only the brave.
Nonostante la calura, infatti, ci allenavamo regolarmente in vista della successiva maratona.
Con l'intento di sfuggire al totale disagio termico, più volte sono andato a correre la mattina presto prima di andare al lavoro per evitare la canicola.
Un disastro.
Un dramma infinito.
A metà mattina mi chiudevo in ufficio, staccavo il telefono e, dopo essermi sdraiato sul tappeto, mi mettevo a dormire fino a sera alimentandomi con qualche flebo di pasta alla carbonara.
Eccomi verso le undici e trenta.
Il calore estivo mi rovina la vita.
Probabilmente sono stato partorito in artide e qui allevato da una famiglia di orsi polari che hanno forgiato il mio carattere.
Per combattere gli inesorabili gradi segnati dal termometro Clod ed io, durante un pigiama party organizzato in nostro onore, abbiamo deciso di darci al mountain running (il fratello nerd dello skyrunning n.d.r.) e ci siamo dilettati in qualche uscita in tal senso,.
Una volta si è aggiunto anche il vorace Cappa il quale, giurando su ciò che ha di più caro al mondo, ci ha solennemente promesso (prima che fosse terminato il primo km) che non sarebbe venuto mai più.
Le foglie ed i capelli hanno iniziato a cadere e l'autunno è arrivato catapultandoci a Monaco dove abbiamo abbattuto ogni record personale.
Il 10.10.2010 è stata una giornata epica: maratona alla mattina, birra dopo la maratona, cambio d'abiti veloce, birra in albergo, panino al burger king come aperitivo e chiusura in grande stile alla birreria HB tra uno stinco di porco e una serie di litri di birra.
La continua enfatica ripetizione della parola birra serve a giustificare la successiva gara di scoregge (più o meno volontarie) che in ostello ci ha tenuto compagnia fino al momento della buonanotte.
Birra.
La disamina finisce con il ritorno del generale inverno che è appena iniziato all'insegna dell'unica emozione per cui vale la pena vivere: la competitività.
Il piano corse/piano di battaglia per il 2011 è infatti degno del miglior Sylvester Stallone.
E se era l'america che doveva avere paura di un Rambo incazzato come un leone a cui hanno appena strizzato le palle, è oggi l'Italia (e la Norvegia) che deve temere un plotone di giovani veronesi il cui unico scopo è quello di confermarsi come inossidabili corridori nudisti pronti a tutto.
Oggi dieci ripetizioni da 400mt.
Son già morto.

giovedì 10 giugno 2010

Commediola in stile greco antico


Personaggi: Caio (guance rosse e tonde, ben vestito e con un bicchiere di vino in mano); Mevio (magretto, coi capelli corti corti e il sorriso stampato); Coro (voce fuori campo).
Caio: "Tu sei pazzo a correre maratone ed affini, ma ti manca il senso della misura? Va bene fare sport, ma non ha nessun senso ammazzarsi di fatica facendosi del male: sei ossessivo-complusivo".
Mevio: "Ma quali esagerazioni? Faccio sport quattro-cinque volte a settimana tra corsa e bici, in tutta tranquillità al termine della giornata lavorativa. Finisco e mi sento un altro!"
Caio: "Mah, io faccio un paio di uscite settimanali di mezzoretta ciascuna, mi sembra sufficiente e mi sento appagato".
Mevio: "Mezzora è solo il riscaldamento!".
Caio: "Ripeto: sei pazzo".
Mevio: "Se non provi non puoi capire: endorfine a profusione".
Caio: "Non provo mica ad ammazzarmi proprio prima dell'aperitivo".
Mevio: "Allora rimani della tua idea. Io, invece, corro!"
Coro: "Lo sport è responsabile dell'aumento del rilascio di endorfine e ti fa stare veramente bene, per alcuni rende anche più felici. Oooooooooh."

martedì 25 maggio 2010

La sofferenza del maratoneta

Ieri sera esordio stagionale con bici da corsa.
Si, tardi, ma d'altro canto non c'è mai tempo, pare che la giornata sia di 24 ore dicono, non saprei, io non sono mai stato forte in matematica.
Inforcando il mio cavallo d'acciaio temevo già le molteplici fatiche da prima uscita.
Così non è stato.
Grande stupore.
Quasi sgomento oserei dire.
Sono stati 37 km di puro orgoglio.
Pianura e salita, salita e pianura. Si faceva fatica, ma una fatica e una sofferenza nulle ed irrilevanti rispetto a quelle cui è abituato un percorritore di 42 km di corsa!
Ero già a conoscenza dei poteri benefici della corsa, ma ieri ne ho avuto ulteriore dimostrazione. Praticamente correre ci sta facendo diventare dei piccoli Terminator: inarrestabili, invincibili e senza sentimenti.
Non siamo ancora dei killer spietati, ma per questo c'è tempo.
A queste filosofiche conclusioni sono giunto in cima alla salita e l'ho comunicato gentilmente al mio compare a suon di parolacce. Lui pare ne fosse già edotto, io ero un passo indietro.
Arrivati sul cucuzzolo della montagna ("con la neve alta così") dalla felicità mi sono lacerato le vesti e, come da tradizione, ho percorso la discesa completamente privo di ogni indumento.
Emozioni uniche.

Imparare a soffrire fisicamente e psicologicamente grazie alle maratone è un dato che nessuno forse capirà mai fino in fondo, ma noi ora ci sentiamo pronti ad ogni mirabolante avventura.
Sportiva e lavorativa.
Con un unico comun denominatore: la nudità!

mercoledì 5 maggio 2010

χαιρετε, νικωμεν

Forse nessuno se n'è accorto, ma se scorrete il blog, fino in fondo, troverete questa scritta.
È l'ultima frase che, nel 490 a.C., pronunciò Filippide al termine di un'interminabile corsa da Maratona ad Atene, prima di cadere esanime. Con quelle due parole Filippide portava un messaggio grandioso: "Gioite, abbiamo vinto!". Le città del Peloponneso avevano difeso la loro indipendenza, dando fiducia ai greci nel loro destino di fondatori della cultura occidentale.
Ecco uno dei motivi per cui la corsa di Filippide è motivo di grande ispirazione: non è una mera fatica, ma porta con sé il grande significato che ognuno di noi vuole conferirle.
Mi vengono sempre in mente gli inglesi di McMillan, che fanno fundraising per la lotta contro il cancro e non mancano una maratona (a parte Vienna, causa vulcano islandese penso) o quei team che conducono al traguardo su un carretto un amico gravemente malato. Arrivano al traguardo ed ognuno di loro sente dentro di sé il χαιρετε, νικωμεν. Proprio per questi pensieri e per quello che sta accadendo ad Atene in questi giorni, mi verrebbe voglia di iscrivermi il 31 ottobre 2010, duemilacinquecentesimo anniversario della battaglia di Maratona, per festeggiare la vittoria di un nuovo corso!

mercoledì 21 aprile 2010

E' permesso?

Finalmente nel club dei maratoneti.
Ancora un pò intontito dalla Vienna Marathon, tra mille domande degli amici, dei parenti, dei colleghi, dei clienti e di chi sapeva di questa impresa, comincio a riprendere vita.
Ancora non mi rendo conto di quale esperienza abbia vissuto.
Alla fine è come rinascere, dopo 42km il cuore riprende a battere normalmente, il respiro e cortissimo ma almeno si riesce a deglutire e spiccicare una parola..... L'esordio è andato!

lunedì 15 marzo 2010

Carrozzine e cagnolini

Ieri ennesimo capitolo dei lunghissimi domenicali. 30 km di deliranza.
Già correre 30.000 metri lungo le solite strade veronesi è alienante, correre poi da soli ti fa seriamente valutare l'ipotesi di farla finita.
Tutti da soli per vari motivi, ma anche se fossimo partiti insieme dopo pochi km si sarebbe corso in solitaria visti i differenti ritmi.
Io sono andato verso le 15.30, prima volta che vado a correre di domenica pomeriggio.
Non lo farò mai più.
Innanzitutto non riuscivo ad alzarmi dal divano, ci è voluta tutta la buona volontà che ho messo da parte in 20 anni di studi (e ne ho messa da parte davvero tanta...), in secondo luogo son rimasto stupito dalla diversità della fauna che si aggira la domenica pomeriggio rispetto alla domenica mattina.
Di solito, infatti, vado di mattina, c'è gente che corre, che va in bici, che passeggia, ma diciamo cha hanno tutti un andazzo sportivo o semi-sportivo, il pomeriggio è il contrario, c'è la classica rilassatezza da fine settimana che sta per finire, il che non sarebbe un problema, ma lo diventa quando uno sta facendo 30 km e non vede l'ora di tornare a casa.
Sostanzialmente c'è un'invasione mai vista di cani e bambini, che fa anche molta allegria, ma che ti fa sentire Alberto Tomba. Slalom continui, bambini che spuntano dai tombini e ti afferrano le caviglie, genitori che urlano ai bambini qualunque cosa, carrozzine che vengono lanciate per perdita di pazienza, mamme che piangono perchè le carrozzine sono state lanciate, cani che mordono i bambini, bambini che mordono i cani e chi più ne ha più ne metta.

All'andata c'era il sole, si stava bene, avevo un sorriso per tutti, salutavo i bambini e accarezzavo i cani, sembravo San Francasco d'Assisi. Al ritorno ero stanco morto, c'era buio, ne avevo fin sopra i capelli di correre, sgambettavo i bambini e lanciavo petardi addosso ai cani, sembravo Hitler.
All'andata sembra che tutti ti sorridano e ricambi il sorriso, al ritorno sembra che tutti ti guardino storto e vorresti dirgli: "cazzo vuoi panzone?".
Di runner non se ne incontrano tanti di domenica pomeriggio e quelli che vedi hanno la tua stessa faccia, una faccia contrita che recita: "mai più di pomeriggio, mai più lo giuro. Vi prego uccidetemi, non ce la faccio più".
La tragedia arriva al suo apice al momento della dimenticanza delle chiavi di casa, lì vorresti tornare indietro, cercare tutti i bambini e tutti i cani che hai incrociato durante il tragitto e semplicemente gettarli nel fiume come una sorta di rito sacrificale.
La corsa porta serenità.

lunedì 1 febbraio 2010

Un nobile sport


I nostri lettori sono stati indottrinati a dovere sul punto: la corsa è da sempre uno sport da celebrità.
Possiamo tranquillamente partire dal pelìde Achille, figlio di un re e della nereide Teti, passando per Filippide, pioniere della Maratona vicino ai reali del tempo.
L'ancestrale nobiltà che qualifica la corsa è peraltro riscontrabile anche in tempi moderni, tant'è che l'autorevole wikipedia ha dedicato una pagina alle celebs che hanno preso parte ad una maratona.
Tra i vari si annoverano G.W. Bush, Al Gore, Katie Holmes, Edward Norton (insieme a una tribù Maasai), Puff Diddy e, naturalmente, Peter Weller, l'attore di Robocop.
Anche gli italiani, nel loro piccolo, non sono da meno con l'ineffabile Romano Prodi per la categoria politici, Linus, Jarno Trulli e, soprattutto, Susanna Messaggio.
Ma torniamo alle origini. Achille era figlio di un Re e di una divinità. Con tutto il rispetto che si possono meritare Peter Weller (moltissimo) e Susanna Messaggio (altrettanto), sono del tutto privi di sangue blu, il che è inaccettabile.
Fortunatamente, leggo oggi sul giornale, anche noi, in quest'epoca di miserie, potremo soddisfare il nostro bisogno di epopea regale.
Princess Beatrice of York correrà la Virgin London Marathon!
La notizia è apparsa oggi sulla stampa nazionale e già i gossippari si sono mossi per capire cosa succederà. E' trapelato che, per ragioni di sicurezza, la principessa correrà accompagnata da una guardia del corpo su tutto il percorso oltre che insieme ai rampolli Sam ed Hally Branson, figli di Richard Branson, tycoon della Virgin, nonché insieme a Sean Brosnan, figlio di 007. E poi: arriverà con una limo di servizio o in taxi? Vestirà Nike o sponsorizzata Virgin? La Regina come avrà preso la notizia?
Questo è lo spirito della maratona.

martedì 22 dicembre 2009

Ripetute in salita: ci vogliono le catene


Dopo un ottimo inizio le ripetute in salita son già andate in vacanza causa impraticabilità del campo.
La neve caduta in questi giorni ci ha bloccato.
Per rispettare la tabella di allenamento ci sarebbero volute delle scarpe termiche o chiodate come quelle nella foto! Dopo il lavoro andrò a vedere se, per caso, da qualche parte le vendono.
Ieri sera tornando a casa ho visto distintamente un runner che correva con neve sotto, sopra e di lato. Mi sono chiesto se lo dovevo considerare un idiota o un eroe. Vi devo dire che la decisione è stata molto sofferta, la linea di confine in queste situazioni è davvero molto ma molto sottile.
Alla fine ho concluso che era un eroe.
Ovviamente.
Anzi, addirittura colto da un insensato spirito di emulazione volevo andare a correre pure io, poi sono sceso dalla macchina e per poco non son finito a faccia nella neve causa scivolone leggendario. L'ho interpretato come un segnale divino, mi sono ricreduto e sono andato diretto a mangiare un piatto enorme di risotto.
Stasera sport al chiuso, domani sera, bufere di neve permettendo, ci riprovo con le ripetute in salita.
Only the brave.

martedì 24 novembre 2009

Le nuove leve


E' ormai passato più di un anno dall'inizio della nostra avventura di maratoneti e di cose ne sono cambiate davvero molte: Clodrunner non ha più i piedi, ma ha delle scarpe da corsa fisse imbullonate sotto il malleolo, mentre io ho della marmellata di lamponi al posto delle ginocchia.
Molte persone, nei mesi, si sono affiancate a noi cercando di emularci, cercando di essere come i loro eroi, ma purtroppo si sono perse per strada e noi due, da veri eroi appunto, siamo rimasti soli a lottare contro il cronometro, settimana dopo settimana, infortunio dopo infortunio.
Tutti vogliono sedere in fianco a Zeus, ma la fatica spaventa e la pastasciutta abbonda.
Non siamo gelosi del nostro status di eroi, anzi, ci piacerebbe essere affiancati (non superati, sia chiaro) da nuove leve, ma è molto più semplice a dirsi che a farsi.
La materia prima scarseggia.
In qualche giovane virgulto avevamo riposto le nostre speranze, che però sono state puntualmente tradite. Volevamo ampliare il gruppo, sappiamo che prima o poi bisognerà passare il testimone alle nuove generazioni (?!?!?!), ma ci siamo resi conto che non è ancora giunta l'ora.
Il mondo ha bisogno di noi.
L'iter dell'aspirante eroe/maratoneta di solito si sviluppa in questo modo:
1. inizia la bella stagione;
2. scoperta della panza (ma d'inverno non vi vedete mai nudi? io ho la panza anche d'inverno e lo so bene, mi serve per proteggermi dal freddo);
3. la presa di coscienza: "sono tozzo, quasi quasi - sbadiglia e si stiracchia - vado a fare una corsetta, sennò in spiaggia le fanciulle non mi vedono neanche";
4. inizia la ricerca della figura leggendaria che lo guiderà in fondo al tunnel dei lipidi;
5. finalmente la chiacchierata con l'eroe: "sai, ti ammiro da sempre e vorrei essere come te, cosa posso fare?";
6. trance agonistica a seguito della chiacchierata: "voglio correre anch'io. 4 volte al giorno lo giuro. corro prima di colazione, in pausa pranzo, prima di cena e dopo che mi sono addormentato";
7. programmi per il futuro: "fammi sapere quando vi iscrivete alla prossima maratona che io sono dei vostri. Ah, ma la prossima maratona che fate quanti km è lunga?";
8. passa un mese, tutto bene;
9. passa un mese e mezzo, gli allenamenti si fanno sporadici;
10. passano due mesi. è fallito tutto;
11. titoli di coda: "ho male al ginocchio, sai me l'ero rotto giocando a palla avvelenata in terza media", "devo uscire con la morosa sennò mi molla", "lavoro sempre fino a tardi, lavoro anche di notte, lavoro anche il sabato, la domenica, a Natale e a mezzanotte dell'ultimo dell'anno", "oh, mi son rotto i coglioni di correre".
Specifico che siamo, ad oggi, in due perchè uno è ufficialmente disperso, voci ci dicono che vive a Padova dei soli frutti che la terra gli da, mentre l'altro, il Generale, è infortunato da mesi, ma sappiamo benissimo che quando tornerà si riprenderà subito i gradi che gli spettano.
Per tamponare la nostra straziante solitudine, abbiamo riposto le nostre speranze nel ritorno all'attività agonistica, a Vienna '10, della ex punta di diamante - ex bambino prodigio, che a Parigi ha stupito il mondo regalando emozioni a tutti; credevamo che solo lui potesse riempire di gioia i nostri cuori, ma ci sbagliavamo: oggi le nostre speranze sono riposte anche in una nuova leva che sappiamo non ci deluderà come gli altri.
Il suo nome in codice è Iceman.
Ragazzo conosciuto prima di Amsterdam, ove è venuto portando a termine la mezza maratona, studioso di paleontologia, non usa vestiti, vive dentro una botte e ha sempre fame: c'è chi giura di averlo visto mangiare un altro runner (intero!) prima della partenza della mezza di Amsterdam.
Si allena con regolarità e si lamenta con altrettanta regolarità, facendo infuriare il vecchio divoratore di asfalto registrato all'anagrafe come Clodrunner.
Ha già ampiamente superato la fase iniziale, ormai non molla più (se lo fa lo frustiamo con i lacci delle nostre scarpe da corsa, imbevuti nell'olio bollente), ha fisso l'obiettivo davanti a sè e non distoglie lo sguardo.
E' concentrato nel raggiungimento del traguardo finale.
Anche dei vecchi leoni come noi hanno bisogno di nuova linfa vitale, ci alleneremo con lui, ci nutriremo della sua beata inconsapevolezza e ci gonfieremo d'orgoglio quando taglierà il traguardo.
Se arriva prima di me ovviamente gli spezzo le tibie.