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venerdì 14 settembre 2012

Running on faith

Ieri sera uscita alle 7pm per una ventina di chilometri con Max.
Tutti hanno delle novità da raccontare, tranne il Bia che non esce di casa da sei mesi se non per correre e parla solo del tempo.
Oggi fa bel tempo, domani è brutto, finalmente è finita l'estate etc.
Il derelitto, inoltre, è affetto da sciatalgia, per cui dopo i 19km di ieri è probabilmente allettato in qualche reparto ospedaliero. Non so cosa lo spinga a farsi del male, probabilmente una fiducia incrollabile che gli infortuni svaniscano correndo.
Per questo gli dedico questa canzone:

giovedì 22 marzo 2012

La visita medico sportiva

Qualche tempo fa ho ricevuto l'email della precisissima segreteria dei Latin, con cui mi si comunicava che il certificato medico era in scadenza.
Grazie alla balia mi sono dunque attivato per risolvere ed oggi in pausa pranzo ho sbrigato la pratica al Policlinico G.B. Rossi, dove si trovano solo i migliori medici dello sport.
Noi di Mezzo vogliamo solo il meglio.
Dopo venti minuti di bicletta per raggiungere l'ospedale ho proseguito con venti minuti di cyclette per la prova sotto sforzo e quindi con venti minuti di bicicletta per tornare a casa a mangiare un boccone... stasera salterò l'allenamento, ma non mi sentirò eccessivamente in colpa!
Rispetto all'anno scorso sono ingrassato tre chili! Tutta salute!
Quando avrò il referto esaminerò attentamente le differenze con l'anno scorso. E continuerò ad andare piano come al solito!

giovedì 22 dicembre 2011

Non premiatevi troppo

Ora che sempre più persone corrono, sento spesso ripetere una frase: "oggi ho corso, quindi ho bruciato, quindi a cena mi abbuffo come premio".
Niente di più sbagliato.
Certo, se uscite e correte 30 km tutte le sere allora sentitevi liberi di rimpinzarvi, ma se non è così - e mi rivolgo soprattutto ai novelli runners - e correte massimo 45 minuti a ritmo blando, allora state attenti! Avete consumato troppo poco e il corpo non è ancora abituato ad intaccare le riserve di lipidi in eccesso, quindi avete bruciato solo la pastasciutta che avete mangiato a pranzo o, al massimo, i biscotti della colazione.
Il risultato ottenuto sarebbe, dunque, l'opposto di quello voluto: fatica per correre e aumento di peso.
Il punto cui voglio arrivare è scontato e oltremodo logico: andate sul sicuto, correte tutti 30 km al giorno.

venerdì 22 luglio 2011

Ricicliamo le scarpe!

Fin dai nostri primi passi nel mondo della corsa ci è stato insegnato che un paio di scarpe deve avere una vita massima di 700km circa (certi poi dicono 800km, altri 600km, ma il succo non cambia), dopodichè diventano delle pantofole.
Si deformano, si bucano in punta e, soprattutto, perdono la loro ammortizzazione.


Quest'ultimo è proprio il motivo che deve costringere il runner a buttare le scarpe vecchie e comprarne di nuove. Fare l'errore di continuare a macinare km con scarpe distrutte vi porterà dritti all'inferno.
Le vostre articolazioni si spappoleranno, vi piegherete su voi stessi e sarete costretti a sostituire i preziosissimi arti inferiori con qualche succedaneo meccanico o gommoso per poter gareggiare ancora.
La seguente, dunque, sarà l'ultima soluzione percorribile.


Il problema che si pone per chi corre anche solo 50-60 km a settimana è l'accumularsi di scarpe rotte nello sgabuzzino, sotto il letto, nel bidet e nel forno.
Insomma non si sa più dove metterle.
Buttarle via pare sempre un peccato, magari non sono distrutte, ma sono semplicemente "scariche".
Quindi se non volete regalarle alla vostra fidanzata e non volete contribuire all'inquinamento smisurato del nostro pianeta, la soluzione è: www.esosport.it.
Qui si occupano di riciclo scarpe.
Troverete una serie di punti vendita in tutta Italia ove portare le fedeli compagne di allenamento per dare loro l'ultimo saluto.
Compreso nel servizio verranno sparati alcuni colpi di fucile e vi verrà consegnata la linguetta della scarpa destra in una teca di cristallo.
Mi raccomando: riciclate, riciclate e riciclate!

lunedì 4 luglio 2011

Dalla cintola in su


La riflessione della giornata riguarda cosa succede a quell'abominevole macchina umana costruita dall'Altissimo per racchiudere la nostra debole anima.
In particolar modo mi riferisco, come da titolo, ai muscoli addominali, lombari ed a quelli che compongono gli arti superiori.
Sono stato spinto a questi intesi pensieri per il semplice motivo che, dopo ormai tre anni di incessanti, rigidi e interminabili allenamenti, la parte superiore del mio corpo sta sparendo.
Si sta annichilendo e presto imploderà.
Ovviamente non è vero che gli allenamenti cui ci sottoponiamo sono così duri, in quanto, come avrete capito, non siamo i migliori nelle maratone, lì ce la caviamo, stiamo nel mazzo, ma sul trasgredire le tabelle di allenamento che noi stessi abbiamo stilato siamo i migliori.
Non ci batte nessuno.
Nonostante, però, queste singhiozzanti sedute settimanali, la corsa ci sta prosciugando.
Attenzione: ho detto dalla cintura in su, le due gambe principali sono di marmo - grazie anche allo sci e alla bicicletta - e la terza non ha subito gravi ripercussioni.
Fa' il suo dovere.
Siamo veneti e ce l'abbiamo duro (n.d.r. esclamazione liberalmente parafrasata da uno dei motti usati dal più noto filosofo e pensatore che lo stivale italico abbia mai conosciuto).
Come detto, a fronte di una marmorea situazione inferiore, addominali e braccia, invece, sono in lento declino e, dopo anni di splendore, probabilmente faranno la stessa fine di Robespierre.
Galvanizzato dopo due uscite della scorsa settimana con l'alieno, colui che dedica allo sport circa 26-27 ore della propria giornata, ho quindi deciso di uscire da questa situazione di ignavia cercando di tirare fuori la testa dalla sabbia.
Non sono uno struzzo.
Credo.
La soluzione al problema - ma , badate bene, non il risultato finale - è semplice ed è li consiglio che mi sento di dare a tutti i podisti che ci leggono: esercizio fisico e piscina.
Mi spiego.
La sera mettetevi in perizoma nella vostra stanzetta, spalmatevi tutto il corpo di grasso di foca e iniziate con le serie di flessioni ed addominali. Non fermatevi mai. Quando siete stanchi dormite per terra e ogni volta che vi svegliate fate cinquanta flessioni.
Così tutti i giorni fino a che i canguri faranno le uova.
Oltre a questo che è fondamentale - io stesso infatti faccio circa cento flessioni ogni semestre -  andate in piscina nei giorni in cui non correte e, con il perizoma di cui sopra, fate un bel po' di vasche.
Non c'è altra soluzione.
Io ho deciso che andrò in piscina, intanto una-due volte a settimana, poi si vedrà.
Probabilmente affogherò. O probabilmente non ci andrò mai.
Ma, forse, in realtà sto solo parlando di triathlon..
Pace e bene.

giovedì 5 maggio 2011

E la precedenza a chi spetta?


Ogni spesso mi incazzo e quindi mi soffermo a riflettere sul problema del momento.
Presto è detta la fonte del mio attuale infastidimento giornaliero.
Nel luogo in cui andiamo a correre più spesso (lungo l'Adige), incontro ultimamente, con la bella stagione che purtroppo avanza inesorabile, un enorme problema.
La maleducazione e la prepotenza.
Mi spiego.
Il percorso si caratterizza dal fatto che solo su un lembo di marmo - largo circa mezzo metro - si riesce ad appoggiare tranquillamente un piede davanti all'altro senza rischiare di incappare in buche enormi, fiumi di acqua di fogna, topi e sassi di ogni forma e dimensione.
Il problema che ne deriva è dunque semplice: quando si incontra qualcuno che viene nel senso opposto chi si deve spostare e dare strada?
Senza presunzione di sorta dico che la precedenza spetta al più forte.
Non nel senso che bisogna scontrarsi, prendersi a schiaffoni e gettare il perdente nel fiume (anche se non sarebbe male come idea), ma nel senso che chi sta compiendo un evidente allenamento più inteso ed impegnativo meriterebbe di poter proseguire senza dover schivare persone che camminano o che corrono alla velocità di un bradipo storpio.
Ovviamente non è così.
Anzi è il contrario.
Le persone semplicemente se ne fregano e, anzi, gli unici che danno la precedenza sono altri runners che anche loro stanno utilizzando le ultime energie residue della giornata per portare a termine il loro allenamento.
Con ciò non voglio assolutamente dire che il runner "di professione" ha più diritti o è più bravo e bello degli altri, ma semplicemente vorrei rivolgere una preghiere a tutti coloro che incontrano un podista tutto preso dal suo allenamento e dalle sue ripetute: fatelo passare e lui ve ne sarà grato per tutti i secoli dei secoli.
Se siete di Verona e non ascolterete questa preghiera portatevi dietro un salvagente o, meglio ancora, fatevi accompagnare dal buon vecchio inossidabile Mitch Buchannon, perchè non avrò più pietà di voi.
Anzi, lasciate stare il capo bagnino e corricchiate con la gommosa Pamela, un salvagente umano.
Pace e bene fratelli, pace e bene.

mercoledì 27 aprile 2011

Tapis roulant si, tapis roulant no

Sento sempre più spesso persone che si allenano su tapiri che rullano e, visto il ruolo che ricopro all'interno del grande mondo dei runners amatoriali, mi sento in dovere di analizzare questo fenomeno che, a mio modesto parere è abominevole.
Innanzi tutto si deve tenere presente che questo attrezzo creato dal demonio può causare gravi infortuni, a volte anche mortali (n.d.r. notizia non basata su solide fonti scientifiche).
L’impatto su una superficie che si muove è, infatti, molto più traumatico per le articolazioni rispetto ad un pari impatto su una superficie ferma e ciò nonostante ad oggi esistano ormai molti "nastri" dotati di buoni sistemi d’ammortizzazione. 
Non si può, poi, non considerare il fatto che la corsa su tale aggeggio è molto meno faticosa rispetto a quella effettuata su  asfalto o, addirittura, su sterrato. Proprio la suddetta conformazione aiuta la corsa e la rende più agile creando, in sostanza, nell'utilizzatore un'abitudine di corsa, anche nella postura e nell'appoggio del piede (sarete infatti portati a spingere verso l'alto piuttosto che in avanti), che potrà rivelarsi sbagliata se non addirittura nociva per le vostre future esperienze on the road.
Quindi:
- dolori alle articolazioni e ai muscoli (a me anni addietro nelle mie brevi e sporadiche esperienze veniva spesso male in corrispondenza della tibia);
- postura del busto non corretta (troppo eretto);
- appoggio errato della pianta del piede.
Mi pare sia abbastanza.
E invece no, non è finita qui.
Correre è uno sport da fare all'aria aperta, possibilmente in mezzo alla natura; esercitarlo all'interno di una palestra sudata o di un garage privo di finestre, magari guardando la televisione, è davvero abominevole.
Costringetevi ad uscire, sfruttate il fine settimana per mettere il naso (e le gambe) nel verde e non fatevi scoraggiare da un po' di freddo o di pioggia.
Provare per credere.

martedì 8 marzo 2011

La milza

Ultimamente mi sto allenando duramente per stare al passo con i miei compagni di sventure. La smania di andare più veloce mi sta rovinando e i sintomi sono sempre più evidenti negli allenamenti sia serali che in pausa pranzo.
Proprio ieri ho provato a fare 10km a 4.40/km e poco dopo il terzo chilometro ho cominciato ad avere male alla milza. Arrivato a casa ho cercato di capirci qualcosa su questo dolore che fin da piccolo mi colpisce durante la pratica di qualsiasi sport mi sia mai saltato in mente di praticare: basket, baseball, calcio, corsa, badminton, ping pong e balconing.
La risposta, tanto per cambiare, l'ho trovata sul sito www.albanesi.it e come al solito mi sono reso conto che il mio lato ipocondriaco aveva preso il sopravvento.
Precisazione postuma effettuata dalla redazione dopo l'intervento del mio compare:
in pratica, ci sono 2 diversi scenari: uno meno accreditato e uno definito più probabile da Albanesi. Il primo è che "...il mal di milza sarebbe causato da uno spasmo della milza che cerca di immettere in circolo altri globuli rossi, necessari per l'aumentato fabbisogno di ossigeno causato dalla corsa...". Il secondo, è che "...il mal di milza dipenda da un affaticamento del diaframma, stato che poi scompare con l'allenamento.".
Non esiste un modo scientifico per far passare il suddetto, se non allenarsi in modo corretto e costante.
Poco male, mi allenerò fino a far esplodere la milza e morirò tra atroci tormenti.
Per altre info leggete quanto scrive Albanesi a questo link.

mercoledì 3 novembre 2010

Può piovere per sempre

Ebbene sì, a grande richiesta è arrivata la stagione delle piogge e, contemporaneamente, è giunto il momento per il runner di correre con le pinne e la muta da sub.
Il nord est del nostro bel paese è addirittura in ginocchio a causa di alluvioni, straripamenti di fiumi e diluvi universali.
Tuoni, fulmini e saette insomma.
Anche i dintorni del veronese non sono stati da meno.
Lunedì, infatti, durante una corsetta di 10 km in uno dei nostri soliti percorsi ci siamo imbattuti in un torrente in piena dove prima c'era una strada. Già domenica sera l'acqua stava cercando di sostituirsi all'asfalto, ma noi, ormai fradici per le secchiate che ci cadevano in testa direttamente dall'Olimpo, ci siamo disinteressati del grave e mortale pericolo cui potevamo incorrere e abbiamo proseguito indomiti facendo l'unica cosa che c'era da fare: guadare.
Lunedì purtroppo sarebbe servito un aliscafo per proseguire, quindi abbiamo deviato dalla strada maestra, consapevoli che essere sconfitti dalla poderosa forza della natura ha comunque un sapore dolce.
Questo è l'autunno e a noi piace perchè è il preludio dell'inverno, la stagione perfetta, la stagione della neve.

Pascoli, Giovanni - Novembre
Gemmea l'aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l'odorino amaro
senti nel cuore...

Ma secco è il pruno e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno; solo, alle ventate
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cadere fragile. E' l'estate,
fredda, dei morti.

venerdì 3 settembre 2010

Riscaldamento, riscaldamento, riscaldamento


Ieri sera ho proseguito nel mio allenamento "rinforzato" - son andato tutti i giorni questa settimana - con 15 km a 4min e 55sec al km. Le gambe giravano, le palle pure.
Tutto normale quindi.
A fine corsa mi sentivo proprio bene e la spiegazione è triplice: riscaldamento, riscaldamento, riscaldamento.
Spesso, per pura e semplice pigrizia, parto a bomba senza neanche 100 mt di corsa blanda e questo è un grosso errore (il vecchio clodrunner lo predica fin dai tempi di Caino e Abele).
Bastano un paio di km di fondo lento e la vostra prestazione sarà sicuramente migliore, tenendo oltretutto presente che in questo modo scongiurerete anche il rischio di fastidiosi infortuni muscolari.
Anche il Pibe de Oro si riscaldava, ovviamente a modo suo, se volete potete sempre imitarlo:

lunedì 24 maggio 2010

Come corre Macgyver

Ieri ore otto zero zero mi trovavo solitario sul lungadige per il previsto lungo veloce.
Colto da un guizzo di grande professionismo eseguivo scrupolosamente il riscaldamento, senza farmi mancare degli allunghi facili per sciogliere la gamba.
Tutto pronto: partenza!
Non avevo considerato un piccolo particolare. Galvanizzato dalle piogge primaverili mi ero abituato a correre a 16°/17°C, temperatura perfetta, mentre ieri si viaggiava sui 27°C, stando ben attenti a schivare cammelli e dromedari. Poco male, anche se già al terzo chilometro ero sciolto dal caldo e dovevo fermarmi a bere un té nella tenda di un gentile beduino, poi comunque proseguivo del mio ritmo.
A metà allenamento, nel punto di massima distanza dalla partenza ecco farsi vivo bussando all'uscio posteriore il nemico pubblico numero uno del runner. Lo sconforto assoluto stava per prevalere su di me, perché al copioso sudore dovuto al caldo si aggiungevano i sudorini freddi.
La situazione psicologica era davvero drammatica: mi trovavo pure nel punto più lontano possibile da una qualsiasi fonte d'acqua...pareva impossibile soddisfare uno qualsiasi degli impellenti bisogni primari.
Stordito dagli eventi e immaginando la mia morte, ripercorrevo mentalmente il film della mia vita, fino a quando non sono giunto al punto delle serie tv di fine anni ottanta. Prima l'A-Team e poi, come una fogorazione, Macgyver. Cos'avrebbe fatto San Macgyver al posto mio? Come si sarebbe opposto ai nemici cattivi che lo volevano morto? Si sarebbe salvato anche questa volta? La risposta è affermativa: si sarebbe salvato utilizzando la sua fantasia e il suo coltellino svizzero.
E così, dopo aver addocchiato un ameno boschetto mi ci avvicinavo furtivamente, per non essere scorto dai ciclisti in passaggio. Con ulteriore sgomento realizzavo di non avere fazzoletti e scoprivo che gli alberi in questione avevano foglie da 2 cm² di superficie. Inoltre, particolare interessante, il muschio dei tronchi non si sviluppava verso nord ma verso est. Alla disperata ricerca di una soluzione ecco, poco distante, un superbo albero di fico risplendente di luce propria, con le sue foglie di ampia dimensione e con i frutti ancora acerbi. Dopo aver reciso alcune foglie col coltellino svizzero, completamente in trance, mi addentravo nel bosco, per vincere e risorgere.
VICI, RESURREXI! Distrutto fisicamente e quasi disidratato, tornavo alla macchina senza pretese podistiche, ma rigonfio di onore per aver sconfitto il fato avverso.

venerdì 9 ottobre 2009

L'alimentazione del maratoneta


Cosa mangiare prima e durante la maratona è una questione annosa e molto discussa.
Non bisogna, però, perderci il sonno.
Controllare l'alimentazione, evitando quindi esagerazioni di ogni tipo, è sempre e comunque il punto di partenza migliore.
Senza dilungarmi troppo, anche perchè non ne ho le competenze, vi dico cosa abbiamo fatto noi prima della maratona di Parigi e che ripeteremo prima di Amsterdam.
- da 10/15 giorni prima della gara, ogni mattina, una semplice bustina di MGK VIS, integratore energetico con magnesio e potassio che aiuta a prevenire i crampi durante la maratona (serve soprattutto per attenuare gli effetti della tanto decantata crisi che può colpire chiunque -anche batman- dopo il trentacinquesimo km);
- la settimana prima della maratona il lunedì, martedì e mercoledì cerchiamo di non ingerire troppi carboidrati e glicogeno (contenuti in pasta, pane, ecc..), per poi ingerirne di più giovedì, venerdì e sabato. Il tutto senza essere drastici come si credeva fino a qualche anno fa in cui veniva consigliato un vero e proprio "scarico" di glicogeno, per poi "ricaricare" nei giorni subito antecedenti la gara;
- la mattina della maratona -almeno tre ore prima- semplici fette biscottate con marmellata. Vietato appesantirsi!
- durante la maratona noi prendiamo 3/4 fialette di Energia rapida da 25 ml; sono dei semplici integratori energetici con l'unica pecca di essere contenuti in confezioni (le fialette appunto..) un po' scomode da portare.
Vi lascio dei link più specifici, in tema di alimentazione, che vi possono essere utili:
- il solito Albanesi
Detto questo, vi comunico che ieri sera a cena abbiamo mangiato tre piatti di risotto a testa.
Poi siamo rotolati verso la branda.

domenica 6 settembre 2009

Il potere del Verdone



Contestualizziamo.
Lo Zingarelli da la seguente definizione di Verdone, o Verde che dir si voglia: "rinfrescante e tonica bevanda ottenuta mescolando abilmente 1/3 di Vodka alla menta con 2/3 di Red Bull; molto amata dalla gioventù veronese, perfetta per allietare le torride serate estive".
La definizione è davvero calzante.
Come in tutte le cose però non bisogna eccedere sennò potreste avere dei problemi.
Quello che mi sento di dirvi è che berne più di 6, quando la mattina dopo dovete fare 25 km di corsa, potrebbe essere un problema. Uno dei tanti.
Problema n. 1: il Verdone non viaggia mai da solo, generalmente ha svariati altri fratelli che lo seguono a breve distanza.
Problema n. 2: se bevete qualche Verdone di troppo non riuscirete a dormire a causa dei mille battiti al secondo prodotti dal vostro cuore. Notte insonne e corsa la mattina dopo non vanno propriamente a braccetto.
Problema n. 3: il Verdone ha delle ripercussioni molto gravi sul grado di morbidezza della vostra lingua. Correre la mattina dopo con la lingua simile a un tappetto persiano verde non è consigliato.
Problema n. 4: la vostra panza avrà qualche scompenso a seguito dell'ingestione di un numero "n." di Verdoni. Le esplosioni addominali sono dietro l'angolo. Esplosioni addominali + lunga corsa = dramma quasi sicuro.
Detto ciò bisogna anche sottolineare che trangugiare svariati Verdoni e poi correre la mattina dopo fa parte della strada obbligata per diventare degli eroi.
Son capaci tutti di correre andando a letto presto e facendo una sana vita da atleta, ma solo i veri eroi (in questo caso leggesi idioti) si nutrono di Verdone, dormono 3 ore e poi vanno a correre.
Tutto questo per spiegare che il primo lunghissimo di 25 km in vista della maratona è comunque andato (e anche abbastanza bene), nonostante i Verdoni di ieri sera abbiano messo a dura prova il mio fisico statuario.
Bollettino medico: uno di noi è infortunato, speriamo nel recupero miracoloso, gli altri, maratoneti e mezzi maratoneti, si sono messi tutti di gran lena e stanno divorando l'asfalto giorno dopo giorno.
Sono proprio fiero del gruppo.
Certi, però, oltre a divorare l'asfalto divorano anche troppi Verdoni, ma d'altronde cosa ci volete fare, la maratona è sacra, ma il sabato sera è intoccabile.
Chissà se ad Amsterdam si beve il Verdone.

giovedì 2 luglio 2009

Il ginocchio questo sconosciuto


Lo corsa è uno sport che fa bene, fortifica il corpo e lo spirito, tonifica, fa dimagrire e, ultimo ma non meno importante, aiuta a non pensare alle miserie della vita di tutti i giorni.
Ricordate però che eccedere è sempre sbagliato, perchè è anche uno sport che logora non poco tutte le articolazioni, ginocchia in primis.
Io sono uno spot vivente di quanto sopra esposto: tanto allenamento, tanto male alle ginocchia, tante imprecazioni.
Non solo io, ma tutti noi quattro ci siamo già fatti male più di una volta, infortuni non traumatici, ma risultanti da troppo allenamento fatto magari non correttamente e senza le opportune precauzioni.
I consigli che si possono dare, sono pochi e semplici.
In primis le scarpe: non mi stancherò mai di ripeterlo, ma buttate dalla finestra tutte quelle vecchie scarpe da ginnastica che usate per correre, specialmente quelle con la suola sottile (tanto alla moda quanto inutili) che sono la prima causa al mondo di tendiniti di ogni genere. Comprate con 90-100 euro un paio di scarpe da corsa ben ammortizzanti e siete a posto.
In secondo luogo dove correre: l'asfalto fa male, è duro e ad ogni passo il vostro ginocchio si insacca contro il suolo; lo sterrato ammortizza di più, ma, a causa dell'irregolarità del fondo, può causare infortuni traumatici (distorsioni et similia); la pista d'atletica va bene per distanze corte in quanto si sforza sempre il ginocchio interno, ma è noiosa all'ennesima potenza. Io corro il più possibile sullo sterrato facendo attenzione e, quando è necessario a causa dell'elevato chilometraggio da compiere, sull'asfalto.
In terzo luogo quanto correre: a mio parere tre volte a settimana è un buon numero che, se fatto con costanza, vi porterà ad un buon livello di allenamento; il consiglio che mi sento di dare, e che a suo tempo è stato dato a me, è alternare la corsa con qualche giro in bici o con qualche nuotata, ne trarrete giovamento.
Infine cosa usare per guarire: oltre agli anti-dolorifici e anti-infiammatori che tutti conoscete (dall'Aulin in poi..), io ho trovato molto sollievo con l'Arnica (5 euro in farmacia/erboristeria per un tubetto di pomata, che contiene un estratto dell'omonima erba e che non ha controindicazioni essendo al 100% naturale) e con i cerotti adesivi Dicloreum (20 euro per confezioni da dieci cerotti che rilasciano anti-infiammatori non steroidei) da applicare per un periodo non superiore a 14 giorni.
Quando riprendete a correre dopo un infortunio cercate di non strafare e ricominciate con calma; se vi credete dei superuomini e ricominciate subito macinando chilometri su chilometri, in realtà siete solo degli asini.
Fidatevi di uno che asino lo è.

martedì 16 giugno 2009

Warnings: esplosioni addominali


Non sapendo che fare, ho deciso di inaugurare una nuova rubrichetta denominata "warnings", che consisterà in piccoli suggerimenti dati dai maratoneti, resi edotti da durissime esperienze vissute.
Ho etichettato come primo warning il post di Marathon Bia sulle scarpe, in quanto lui stesso conosce bene i rischi che si corrono a non cambiare le scarpe quando sono finite (non specifico oltre per non violare la privacy sui dati medici sensibili...mi fa causa).
Il secondo warning che mi sento di dare riguarda la "cacca". Non lo scrivo per farvi ridere, come avrei fatto all'asilo secondo la migliore tradizione umoristica, ma perché è un problema fastidioso e alquanto sentito all over the world.
Dovete sapere che correndo per molti chilometri (sopra i dieci direi), il pancino dell'atleta rimane a lungo in regime di scarsa irrorazione sanguigna, al che consegue un raffreddamento; inoltre si è soggetti ad un gran continuo sobbalzare... Sembrerà impossibile, ma in quella condizione anche un arietta flebile può causare delle turpi ripercussioni!
Come consiglia saggiamente il Mentore non bisogna farsi mancare un fazzolettino per le emergenze. Si capisce che fare opera di prevenzione è cosa assai avveduta...

domenica 14 giugno 2009

Scarpe nuove, vita nuova

Chi segue le baggianate che scriviamo avrà capito che elemento fondamentale per diventare un maratoneta o almeno un runner vero e proprio è prendersi un paio di scarpe coi contrococones.
Non sottovalutate mai l'importanza di ciò che avete ai piedi.
Ieri in 3 (più uno, il latitante, che è andato da solo alla mattina per occultarci le sue nuove pantofole, ma, caro Lorenzo, il negoziante ci ha spifferato tutto, sappi che la nostra longa manu arriva ovunque: ti abbiamo sabotato) siamo andati in missione per l'acquisto; momento centrale della gita era fornire alla nostra madrina consigli adeguati affichè acquistasse un bel paio di un paio di mezzi adatti per divorare l'asfalto, visto che ella, da madrina, diventerà partecipante della Maratona di Amsterdam di fine Ottobre insieme a noi.
Necessitavo di scarpe nuove pure io, quelle vecchie erano ridotte più o meno così:

Premesso che con le mie Asics Cumulus mi sono trovato benissimo, cercavo qualcosa di più ammortizzante visti i problemi, da cinquantenne, alle ginocchia che mi ritrovo. Scelta semplice e decisa: Asics (sempre e comunque) Nimbus. La scopa di Harry Potter aveva lo stesso nome, spero siano magiche almeno la metà!
Anche il collega si è preso un paio di scarpe bissando le Cumulus che avevamo preso insieme l'anno scorso (d'altronde è impossibile entrare in un negozio di sport e uscire a mani vuote).
Tutto questo racconto per comunicarvi che la durata massima di un paio di scarpe da corsa è intorno ai 600 km, dopodichè l'ammortizzazione va a farsi fottere e le vostre articolazioni la seguono a ruota. Fidatevi.
Il classico consiglio della nonna è, quindi, chiarissimo: non lesinate sulle scarpe, spendete e spandete, piuttosto correte nudi come dei vermi, ma le scarpe sceglietele bene.