lunedì 4 novembre 2013

Uno sport è perfetto per riuscire nella vita

Come tutti sanno ieri si è corsa la Maratona di New York. Forse non tutti però conoscono il progetto "Oltre il traguardo": alcuni ragazzi della comunità di San Patrignano hanno partecipato alla competizione, peraltro portandola a termine con ottimi risultati.
In anni bui per lo sport italiano, è bello sentire le storie autentiche di ragazzi che hanno ritrovato la propria strada grazie all'opera della comunità e, in parte, anche della maratona.
Mentre a scuola lo sport è bistrattato e considerato come una perdita di tempo; mentre le federazioni (come la Fidal) sembrano impegnate solo nei propri giochi di potere interni e a tassare gli under 35 ad ogni gara con un assurdo tesseramento giornaliero; mentre i comuni non investono un euro in strutture sportive (se non in project financing, facendo arricchire qualche privato); esiste ancora qualcuno, oltre a noi amatori sfegatati e inascoltati, che crede nello sport!

I giornaloni italiani, come al solito, si sono limitati a ribattere il comunicato stampa emesso dalla comunità San Patrignano...
Un bell'articolo è apparso invece sul New York Times.
Unica eccezione tra i media italiani il coverage di America24, la trasmissione di Mario Platero su Radio24, che ha dedicato ben tre servizi negli ultimi mesi intervistando i protagonisti dell'avventura.
Allenatore dei ragazzi è stato Gabriele Rosa, medico per la verità chiacchierato negli ambienti per sospette pratiche di doping e affarismo.
Pur essendo l'accostamento pessimo, è evidente che quello che possa avvenire tra i top runner non riguarda né intacca nemmeno lontanamente il valore delle storie autentiche come quella di Iacopo. Ventiquattro anni. Un passato di spinelli, pasticche ed eroina. Maratoneta con tantissimi chilometri davanti, perché "uno sport è perfetto per riuscire nella vita".

venerdì 25 ottobre 2013

Sardinia Ultramarathon - la gara


La gara di Marco.
Gustatevela!

"Ed eccoci al prologo! Una Gara bellissima su pendenze che mi si confanno, ci saranno si e no 2 km di falsopiano, il resto è salita o discesa, volo sulle ali dell’entusiasmo di potermi finalmente confrontare con dei veri e propri miti e mi godo la corsa fatta di saliscendi in mezzo al bosco mentre il tempo passa rapido e taglio il traguardo in seconda posizione! Sono soddisfattissimo e a pranzo festeggerò con birre gelate e pasta col cinghiale, poi tutti al mare a fare un bel bagno ristoratore.
La sera dopo un altra cena pantagruelica quando sono in branda già sale la tensione che mi tiene sveglio coi soliti dubbi: sarò pronto? Mi sarò preparato abbastanza? Come andranno le cose? Domande che mi rimbombano nella testa anche la mattina successiva, sotto il gonfiabile della partenza, sono teso e voglio partire; non è più ora del prologo, l’antipasto l’ho già mangiato e ho paura che la portata principale mi rimanga indigesta. Con un po’ di ritardo si parte! Già questo mi da sollievo, l’ora è giunta, vado al mio passo che è buono e mi permette di stare nel gruppetto di testa, sono fiero e felice di tenere il passo dei grandi campioni che ho a fianco ma cerco di rimanere concentrato sul mio passo, sulla respirazione e sulle sensazioni che provo. In questo momento non ho bisogno di guardare l’orologio, le ultra non sono come le maratone, non c’è nessuna corsa contro il tempo sei solo con la corsa e con l’ambiente che ti circonda quindi è inutile se non controproducente controllare di continuo l’orologio, meglio ascoltarsi selezionando attentamente le sensazioni che proviamo, abbracciare e godersi quelle buone, escludere e relegare quelle cattive in un angolo recondito della nostra mente sperando che non si ripropongano in seguito. Ogni tanto si scambiano delle parole, ma so bene che devo risparmiare energie e centellino le parole mentre mi godo il paesaggio, attraversiamo un campo archeologico, strisce tagliafuoco, boschi, saliscendi, e dopo un paio d’ore il primo giro è finito, 30 km sono alle mie spalle e ripassiamo dal via, è qui che, nonostante finora tutto mi sembrava stesse filando liscio, inizio ad accusare la stanchezza, i primi due accelerano, o sono io che rallento? Mmm, mi sa che c’è qualcosa che non va, inizio ad ansimare e a fare fatica, guardo l’orologio e i due veri campioni si allontanano battagliando. Io ho Vale che mi supporta e incita in sella alla sua bici da corsa ogni volta che incrocio una strada asfaltata, ma le sensazioni cattive che prima escludevo così facilmente ora stanno tornando alla ribalta come uno tsunami che mi vuole travolgere: parlo di crampi, mal di testa, fame e sete, e soprattutto solitudine.
Un detto africano dice: Se vuoi andare veloce vai solo, se vuoi andare lontano vai in compagnia. Il traguardo è ancora lontano e gli unici miei compagni sono i crampi che stanno arrivando inesorabili e sempre più forti insieme a una grande voglia di fermarmi; mangio e bevo, probabilmente troppo, indice che prima ho sbagliato, stavo mangiando e bevendo troppo poco, ma ormai è tardi.
A tre quarti di gara, i crampi hanno la meglio e mi trovo piegato a libro perché dritto non posso stare, sento i tendini delle cosce che si annodano e solo stando piegato posso alleviare il dolore, dopo ore rivedo le gambe da 5 cm e capisco che sono un cencio, se non mi passano i crampi sarò costretto al ritiro, ma proprio allora come per magia dopo un paio di tentativi vedo che riesco a rimettermi dritto, poi a camminare e poi addirittura a corricchiare. I polpacci però sono andati e sono forzato a alternare corsa e camminata; la strada è lunga e sembra non finire più, sento caldo e vado avanti nonostante abbia la netta impressione che a momenti sverrò. A sorpresa mi affianca un ragazzo in montain bike, che molto pazientemente mi incita e mi accompagna incurante delle mie lamentele. A 3 km dal traguardo prima cado dai crampi, poi quando mi rialzo faccio 3 passi e vomito litri d’acqua, da lì, paradossalmente, inizio a stare meglio; manca poco, vado avanti, il quarto mi supera, ora sono io il quarto, ma non posso mollare. Salitone finale, ultimo km in saliscendi, corro e cammino come posso, e infine sento lo speaker, gli applausi, ora nonostante i dolori lancinanti non posso non correre, passo il traguardo e crollo a terra dopo pochi passi…
E’ ora di andare in tenda medica, vomito ancora, mi fanno una flebo di liquidi, mi coprono con due coperte, mentre sono disteso sul letto, (ma credo di somigliare più a Ramses nel sarcofago) arrivano a dirmi che sulla somma dei tempi delle due gare sono arrivato terzo per un minuto e venti secondi, il ragazzo che mi ha superato oggi mi ha dato cinque minuti scarsi mentre il giorno prima ne aveva presi sei, sono raggiante, il risultato è ottimo, sono sul podio per un solo minuto su 6 ore e 23 minuti! Ma la vera vittoria è quella su me stesso, non ho mollato, ho tenuto duro e nonostante le fatiche e i dolori non ho lasciato perdere, mi sono spremuto finché ho potuto, finché il traguardo non era alle mie spalle!
Una volta ripresomi vado a mangiare e bere, è una grande festa, parlo molto, faccio e ricevo complimenti da Calcaterra, Salaris e tutti gli altri corridori, oggi siamo tutti campioni e tutti sognatori! Si avvicina il figlio del ragazzo che mi ha accompagnato in bici, un ragazzo di 15 anni appassionato di atletica che mi dice che l’anno prossimo vuole correre i 60 km, sono stupito, soprattutto perché dalla determinazione nei suoi occhi capisco che ce la farebbe, ma gli consiglio di pazientare, non credo che questo genere di sofferenze  sia adatto a un quindicenne.
E’ proprio pensando a lui che voglio concludere, venerdì all’apertura dell’evento una domanda ricorrente era PERCHE’ correre gare così? La risposta non si dà con le parole;  le emozioni , le gioie e i dolori sono così forti e contrastanti che esprimersi a parole non rende;  avrei perciò voluto che chiunque se lo chiede avesse potuto vedere quella fiamma che ardeva negli occhi di quel ragazzino, entusiasmo e determinazione… eh sì, non c’è dubbio, le ultra sono una questione di CUORE!"

giovedì 24 ottobre 2013

Sardinia Ultramarathon


In questo post - e nel prossimo - troverete il resoconto di una gara folle e che pochi conoscono che ha fatto un caro amico che ogni tanto scrive su questo blog sotto il falso (forse neanche tanto) nome di alien83.
Oggi potete leggere i pensieri e le emozioni che Marco ha provato i mesi, le settimane e i giorni prima della gara.
Seguirà resoconto della gara.
Quello che emerge, oltre all'evidente pazzia di chi scrive, è quanta passione ed entusiasmo può nascere da una gara di corsa.
Sensazioni che conosciamo bene anche noi!
Buona lettura.


"Eccomi qui di nuovo sognante ed emozionato dopo pochi giorni da questa nuova avventura! Dopo 51 settimane da un’esperienza che mi è rimasta nel cuore ho trovato il coraggio di affrontare un'altra ultramaratona

Inizialmente quest’anno non avevo programmato di superare la fatidica distanza dei 42km. Devo dire che l’ultramaratona lascia segni indelebili e, infatti dopo il deserto ho dovuto pagare uno scotto pesante a livello fisico e mentale, la testa non percepiva più la classica oretta  di corsa come qualcosa di soddisfacente e chiedeva di andare oltre o, in alternativa, di non uscire nemmeno dalla porta di casa, insieme a ciò un ginocchio si è ribellato contro la leggerezza con cui ho preparato i 100km desertici creandomi problemi che mi sono trascinato davvero a lungo. 
Ed è così che per molto tempo queste due concause mi hanno frenato dal rimettermi in carreggiata e ho dovuto attendere la fine di maggio per poter ricominciare a correre senza troppi dolori e con le sensazioni e le emozioni che mi hanno fatto innamorare di questo sport.  A giugno già cercavo quale obbiettivo mettere nel mirino per il periodo  autunnale e navigando su internet sono riuscito a individuare quella che avrei voluto preparare come  “la gara” dell’anno.  “La gara” con me stesso, perché una ultra ha poco ha vedere con la competizione con gli altri atleti che semmai diventano dei compagni di viaggio che ci aiutano a superare noi stessi , arrivando oltre il traguardo dei nostri limiti e delle nostre paure.
La gara si chiama Sardinia Ultramarathon, una corsa di 2 tappe in due giorni consecutivi nell’ entroterra Sardo, la prima tappa, detta “Il prologo” è una mezza maratona su un percorso trail collinare, mentre il giorno successivo bisogna affrontare la seconda tappa, l’ultratrail, 60 km tutti fuori strada e in collina. In palio oltre alla gloria c’è il titolo nazionale di ultratrail a tappe e la presenza di mostri sacri come Giorgio Calcaterra (pluricampione nazionale e mondiale di 100km su strada) e Filippo Salaris (campione sardo che quest’anno ha sfiorato il podio alla Marathon de Sables), mi ha dato da una grande motivazione a preparami bene per potermici confrontare e forse addirittura avere l’onore di correre al loro fianco per una parte di gara e carpire qualcuno dei segreti che li rendono così inarrivabili!
Memore degli errori dell’anno scorso sono riuscito a prepararmi meglio, e ho avuto la possibilità di conoscere personalmente Calcaterra a un mese da questa gara e chiedergli consigli che poi si sono rivelati davvero utili.
Per organizzare viaggio, vitto alloggio e ho aspettato l’ultimo secondo, ma scoprendo che l’organizzazione metteva a disposizione una colonia militare (che sarebbe stata la casa base per le gare) anche per il vitto e l’alloggio di atleti e accompagnatori, sono andato alla cieca e ho scelto di starmene lì insieme a Valentina, mia paziente accompagnatrice, per vivere fino in fondo l’esperienza.
Le gare trail sono belle anche per l’ambiente che si crea intorno alla gara, si mangia e si dorme insieme e si ha l’occasione di conoscere persone nuove, ma all’arrivo alla colonia mi rendo conto che qui siamo oltre il classico “spirito trail” di amicizia e convivialità, questa è una vera e propria Sagra! Birre, pastasciutta porchetto, salamelle, dolci, vino della casa e un’ospitalità incredibile degli organizzatori, una decina di cuochi, tutti seduti ai tavoli serviti da persone genuine e gentili che non ti permettono di fare complimenti, l’ambiente era indescrivibile!
Ovviamente mi son lasciato trascinare dall’ambiente e la cena pregara si è trasformata in un’abbuffata a suon di brindisi e bagordi, in seguito ho preso un materasso e mi son messo a dormire accanto al tepore del fuoco."

mercoledì 16 ottobre 2013

Lake Garda International Marathon

Clod
Questa è un'altra storia. Una maratona soggettivamente diversa dalle altre. Non solo non siamo andati in trasferta all'estero, ma siamo rimasti in provincia di Verona. Eravamo inoltre in formazione ultraridotta: me medesimo, Max e Bia.
Insomma: gozzoviglio zero, professionalità cento. Davanti solo il Lago di Garda e l'obiettivo.
Coerentemente con cotanta professionalità, il sabato pre maratona l'ho passato al 95% in piedi ad un ricevimento di parenti. La sera mi sentivo a pezzi, ma sono andato comunque al ristorante per poi svenire a letto alle 11,30 con la sveglia puntata alla sei e mezzo. Quella che si dice la giusta carica per iniziare la giornata.
Alle 7 puntuali mi attendevano sotto casa Bia e Max, quest'ultimo alla guida di una Fiat Punto di dubbia provenienza. Per questo giorno abbiamo deciso di chiamarci "quelli della Punto bianca".
Giunti a Malcesine abbiamo fatto tutto di corsa per prendere il pettorale e consegnare la borsa all'ultimo secondo buono. Come sempre avevo programmato il ritmo di gara, stabilendo di partire a 4'30" per poi accelerare, tant'è che ho corso il primo chilometro a 4'48" tra la folla e il secondo ed il terzo a 4'05". Della serie "adoro i piani ben riusciti". Mi sono poi stabilizzato e chilometro dopo chilometro ho raggiunto Torbole, dove si concludeva la gara sui 30 chilometri, mentre la maratona proseguiva. Dopo il bivio si correva quasi in solitaria in un falso piano che si ricongiunge alla ciclabile in leggera discesa che porta all'arrivo. Per fortuna sono riuscito a mantenere il contatto visivo con un concorrente davanti a me, con il quale ho raggiunto e superato altri due corridori togliendomi la soddisfazione di staccarlo con un cambio di ritmo a due chilometri dalla fine, che mi ha consentito di fare un altro sorpasso. 
Bia e Max sono rimasti incastrati in un 5'35" al primo chilometro per poi fare una gara a velocità costante a ritmo 4'30" fino al trentaduesimo. Lì, la lieve salita ed una piccola crisi hanno abbassato il ritmo per poi permettere ai due di chiudere in parata in 3:16:30. Un record personale per loro, con 7' di miglioramento rispetto al tempo di Amburgo.
Un'ottima gara nel complesso: io non sono entrato in crisi energetica e ho chiuso in 3:05:55 real time. Neo della gara: l'assenza dell'imprescindibile Generale.

Bia
Esplosioni addominali e un buon personal best. Ecco quello che mi rimane di questa gara.
Per varie ragioni non sono mai arrivato così stanco ad una maratona e - nonostante i quattro allenamenti a settimana con tanta salita per tre mesi - ero quasi convinto della debacle.
Tanto più che mancava anche il Generàl a guidarci.
Una questione francese: senza il Generà si va dritti alla debacle.
Invece no.
Dopo essermela quasi fatta addosso dieci minuti prima della partenza ho tenuto con Max una media incredibilmente regolare per 32km: 4'31".
Il famoso leggero falsopiano di cui si parlava sopra ha purtroppo mandato in crisi Max, ma l'unione fa la forza e dopo un paio di km più lenti, con il timore che l'amico entrasse in crisi nera, siamo ripartiti e abbiamo chiuso con una media di 4'37" con Max stesso che, recuperata la forma migliore, ha tirato gli ultimi due km per recuperare qualcosina. Grandissima soddisfazione.
Baci, abbracci e schifosissimo latte di cocco.
Io non sono un grande amante del lago di Garda, ma devo dire che la gara è stata bella, quasi tutta dritta, ma mai noiosa. La grande pecca è stata sicuramente la scarsa partecipazione di pubblico e di partecipanti.
Resta solo un grande interrogativo: perchè cazzo non c'era la coca cola?!


martedì 24 settembre 2013

Psicolupatotissima

Come ogni anno non poteva mancare l'appuntamento con la lupatotissima, la mitica staffetta 24x1ora che si corre a San Giovanni Lupatoto (VR) a fine settembre. Alla lupatotissima il tempo è sempre bello e per chi corre di giorno la pista rossa s'infiamma rendendo la frazione ancora più dura. Così uno pensa di farsi un'oretta di corsa il sabato pomeriggio per la gloria della squadra, rilassarsi con gli amici, godere del piacevole clima settembrino e invece si trova immerso in un esperimento collettivo sulla psiche umana in qualità di cavia.
Inizialmente nemmeno si nota che in quarta corsia si sta svolgendo il campionato italiano cento chilometri in pista, perché a nessuno sembra una gara plausibile. Ma alla lupatotissima tutto è plausibile e così prima di rendersene conto ci si ritrova a correre su un anello da quattrocento metri ad un ritmo folle per le proprie gambe use al massimo a delle tapasciate domenicali.
Dopo il primo quarto d'ora inizia la Psicolupatotissima: sei sudato come in un bagno turco, ma non sei seduto su una panca e hai il fiato decisamente corto. Sei fuori giri, ma non ti chiami Steve Prefontaine, anche se la tua squadra è esaltata dalla tua media stratosferica. Dovresti chiaramente rallentare, ma non puoi deluderli e quindi devi tenere duro, o almeno provarci. Ecco perché capisci che soffrirai fino alla fine lottando contro l'assoluto desiderio di mollare, assumendo litri d'acqua e spugne ad ogni giro.
Tuttavia ti rendi presto conto che la volontà potrebbe non bastare, perché hai fatto un sacco di strada quando la parola fine la darà solo lo scattare dell'ora. Ciò significa che il risultato di aver fatto un sacco di strada è dover correre per ancora più chilometri, il che è stupefacente in quanto è il precipuo scopo della gara ma l'ultima cosa che desidereresti.
Per fortuna anche gli esperimenti finiscono e se sei nella squadra giusta come me puoi festeggiare la tua liberazione con una quantità di rinfrancante prosecco che nemmeno Bernie Ecclestone ne procura così tanto per i podi della Formula 1.
P.S.: nonostante tutto i mezzocaffè boys hanno siglato il loro p.b. sull'ora in pista.

martedì 10 settembre 2013

Tor des Geants 2013

In piena follia trail, in questi giorni la nostra attenzione non può che essere tutta concentrata sul Tor des Geants. Cominciata l'8 Settembre, questa gara epica si svolge su un anello di 330km con partenza e arrivo a Courmayeur. Il dislivello positivo da brivido è di circa 24.000mt. Il numero degli iscritti non può superare i 600 ed è previsto un turnover al fine di permettere a tutti di partecipare. Spulciando le informazioni per l'iscrizione, pare incredibilmente che non ci sono prerequisiti in termini di curriculum sportivo. Richiesta solo la visita medica sportiva agonistica. Il tempo massimo fissato per concludere la gara è 150 ore. Si, 150 ore. Più di 6 giorni. 


Lungo il percorso sono dislocate 7 basi vita che suddividono il percorso in 7 settori. Nelle basi vita vengono fornite assistenza, cure mediche ed infermieristiche a coloro che intendono proseguire la gara. Nelle basi è a disposizione una zona riposo, anche se mi domando se qualcuno veramente sia in grado di dormire.
Quest'anno pare che le condizioni meteo sul percorso non siano buone e gli atleti si stiano trovando ad affrontare sentieri che potrebbero essere definiti pericolosi anche solo camminando. Figuriamoci correndo.
Dal sito dell'evento www.tordesgeants.it è possibile vedere foto e video della giornata in corso e da quello che viene pubblicato non posso che essere invidioso dei campioni che si stanno dando battaglia in Valle d'Aosta.
Non tutte le notizie però sono buone e purtroppo ieri un concorrente ha subito una grave caduta ed è stato ritrovato senza vita a causa di un trauma cranico. Era il cinese Yuan Yang, pettorale n°1040 classe 1970. Le comunicazioni sul blog della gara sono state sospese per lutto e si avranno nuove informazioni solo nella giornata di domani.
Nel frattempo ispiratevi con questo video dell'edizione 2012:

lunedì 2 settembre 2013

UTMB 2013. And the winner is: Xavier Thévenard

E' Xavier Thévenard il vincitore della gara delle gare: l’Ultra Trail du Mont-Blanc.
Il ragazzo ha tagliato il traguardo di Chamonix in 20:34:57 (per 168 km), sfiorando il record della corsa fatto registrare dal leggendario Dachhiri Dawa Sherpa (20:05:58).
Dietro di lui due spagnoli, il favorito della vigilia Miguel Heras e Javier Dominguez Ledo. Solo sesto l’altro francese, molto quotato, Julien Chorier. Il valdostano Giuliano Cavallo si è ritirato ieri sera, appena dopo la mezzanotte.
Tra le donne dominio assoluto dell’americana Rory Bosio, addirittura 7° nella classifica generale, che è arrivata in 22:37:26. Dietro di lei, molto staccate le due spagnole Nuria Picas Albets e Emma Roca Rodriguez. La grande favorita della vigilia, la nostra Francesca Canepa, purtroppo si è ritirata.
 

venerdì 30 agosto 2013

Al via l'Ultra Trail du Mont Blanc


Mentre noi fantastichiamo con l'alieno sulla possibilità di partecipare alla Courmayeur Champex Chamonix del prossimo anno oggi è partita l'edizione 2013 sia dell'UTMB che del CCC.
Eccovi il canale per seguire in diretta le gare: http://www.ultratrail.tv/en.
I favoriti sono per gli uomini Miguel Heras e Julien Chorier, che lo scorso anno ha deciso di non partire, dopo la riduzione del percorso. Se la dovranno vedere con il giapponese Tsuyoshi Kaburaki, sempre piazzato tra i primi dodici nelle cinque edizioni portate a termine, oltre che con l’outsider canadese Gary Robbins. Occhi puntati anche sugli americani, e in special modo su Anton Krupicka, vero e proprio personaggio mediatico, ma anche su Timothy Olson, Mike Wolfe e Mike Foote.
Tra le donne, l’atleta da battere è senza dubbio, Lizzy Hawker, la britannica che ha già vinto questa competizione ben cinque volte. A contenderle lo scettro quest’anno ci sarà di nuovo Francesca Canepa. A fare da terza incomoda sarà Nuria Picas, attualmente la donna più veloce sulle gare fino a 80km.
Buon divertimento!

mercoledì 28 agosto 2013

Runner without a country

Solo qualche giorno fa - a margine di qualche allenamento in salita e davanti ad un enorme piatto di pasta - stavo parlando con il General ed il Bia del tema apolidi, categoria in cui ricadono tutti coloro che, per scelta o per necessità, sono privi di cittadinanza.
Neanche a farlo apposto e ieri ho letto una storia davvero affascinante ed unica: quella di Guor Marial, che ha corso la maratona olimpica di Londra 2012 senza essere afiliato a nessun paese.
Guor è nato in Sudan.
All'età di 8 anni è stato rapito e mandato a lavorare, ma ben presto è riuscito a scappare da suoi rapitori ma poi nuovamente catturato. Al tempo in Sudan era in corso la guerra civile per l'indipendenza di quello che adesso si chiama Sudan del Sud.
Dopo alcuni anni Guor è riuscito ad emigrare, come rifugiato, negli USA dove ha studiato, lavorato e cominciato ad allenarsi presso una high school in New Hampshire dove ha stabilito alcuni record e vinto una borsa di studio per il college in Iowa.
Nelle fasi di qualificazione per Londra 2012, Guor ha stabilito un tempo utile per correre la maratona in Gran Bretagna.
Problemi burocratici però sembravano bloccare l'iscrizione: il comitato organizzatore non voleva accettare alcun atleta senza nazione di appartenenza.
Un caso simile non si era mai verificato prima.
A questo punto il Sudan, nazione di nascita di Guor, ha offerto al maratoneta la possibilità di correre sotto la sua bandiera. Proposta inaccettabile in quanto Guor che dal Sudan era scappato, non voleva assolutamente correre per questo stato sanguinario, senza contare che questo sarebbe uno smacco contro tutti coloro che in passato avevano combattuto per l'indipendenza della nuova nazione africana.
In molti si uniscono agli sforzi di Guor per partecipare all'Olimpiade ed un avvocato californiano lo aiuta permettendogli di raggiungere l'agognata meta.
Guor Marial parteciperà aLondra 2012 proprio sotto la bandiera dell'Olimpiade.
Il tempo di Guor a Londra è stato di 2 ore 19 minuti e 32 secondi.
Alla faccia della burocrazia.


lunedì 26 agosto 2013

Singlet

Nel calendario cinese gli anni vengono dedicati agli animali mentre nel calendario del mezzocaffeista ci sono solo gare e gadget. Quest'anno è l'anno della canotta.
La colpa è di Clod. Un bel giorno ha cominciato ad uscirsene con messaggi sul tenore di "una volta che provi la canotta non torni più indietro". In effetti nell'armadio del podista non può mancare e durante l'estate questo indumento ti permette di rimanere fresco nelle giornate più afose.
Ad inizio estate, l'uomo dal torso gigante Clod, si è presentato vestito da corridore teutonico. Aveva acquistato su eBay un capo della divisa della squadra olimpica tedesca.


Così è esplosa la mia invidia e non ho potuto far a meno di volerlo imitare. Dopo aver scambiato due parole con Clod mi sono reso conto che la canotta (o singlet) originale da gara è un articolo quasi impossibile da acquistare. Non si trova né in negozio, né ordinandola on line.
Esiste un mercato dalle regole oscure dedicato ai prodotti da gara e il mezzo privilegiato per l'acquisto è l'asta on line o gli annunci sui forum specializzati.
Non è ben chiaro quale sia la fonte di approvvigionamento dei venditori. Si dice che alcuni addetti ai lavori riescano, forse con stratagemmi di dubbia natura, a venire in possesso di alcuni articoli che vengono poi proposti a prezzi incredibilmente alti agli appassionati.
Per farla breve ho cominciato a guardarmi intorno e per una canotta di Londra 2012, non indossata, pare che il prezzo minimo si aggiri intorno ai 120€ più spedizione, mentre per i pezzi più pregiati si sale tranquillamente a 250€. Alcuni, attraverso i forum, cercano di scambiare maglie o intere divise, con quelle di altre nazionali.
Non so come farò, ma in qualche modo riuscirò ad acquistare una singlet anche io e allora replicheremo sfide olimpiche sul nostro benamato lungadige.

giovedì 22 agosto 2013

Nuovo record sul Cervino di Kilian

Ieri 21 Agosto 2013 alle ore 17:52 si è scritta una pagina storica della corsa in montagna, Kilian Jornet Burgada in 2h52min02sec ha battuto il precedente record di ascesa e discesa dal Cervino detenuto dal 1995 da Bruno Brunod con 3h14min.
Kilian ha inpiegato 1h56min per raggiungere, dalla piazza di Cervinia, la croce di vetta della Gran Becca, 14min in meno rispetto al precedente record di Bruno.
Kilian ha stabilito anche il nuovo record di discesa abbassandolo di 10min.
Il tutto, come Bruno, senza far uso di corde fisse supplementari.
Come nel precedente record sul Monte Bianco Mathéo Jacquemoud ha partecipato attivamente all'impresa del catalano, facendogli da lepre in alcuni tratti di salita e precedendolo di alcuni metri nei tratti più tecnici in discesa.
Per chi non lo sapesse Bruno per Kilian è stato un mentore, un maestro. Erano talmente legati che Bruno aveva previsto che Kilian ce la facesse proprio in 2h52min (!!).
Su Bruno anche degli episodi di Kilian's quest:


Fenomeni. Entrambi. Chapeu!
"I record sono fatti per essere battuti" (Bruno Brunod).

mercoledì 21 agosto 2013

Val Gardena Mountain Run

Verso la metà di luglio ho fatto questa gara con un amico (la punta di diamante n.d.r.).
Un po' a caso, perchè lui là è di casa. Ortisei, Val Gardena. 
Seconda edizione, iscritti 200, la maggior parte gente della valle che quelle montagne le conosce davvero bene.
Al ritrovo prima di partire ci siamo guardati intorno e quasi ci siamo sentiti fuori posto: tutti atleti veri, non gente come noi. Gente che corre e cammina, cammina e corre.
Lo diceva anche Ivana.

Il bello di queste gare, io lo ripeto sempre, è che si respira un'aria diversa. C'è competizione, ma una competizione sana. Quindi i più forti si mescolano con gli scarsoni senza tanti formalismi.
La gara è una di quelle che vale la pena di fare:
partenza dal centro di Ortise e arrivo in cima al Seceda - 14,5 km - 1300mt D+


Sentieri di montagna corribili conditi da due belle rampe -a metà e verso la fine- con pendenze degne di nota.
Unica nota drammatica: la partenza è subito in salita. Dopo 500mt volevamo già morire.
Le mogli/morose sul tragitto che ci incitavano e ci offrivano birra (!!!) ci hanno subito fatto recuperare le energie!
Siamo arrivati lui 70esimo ed io 78esimo. Grande soddisfazione. Per essere degli sbarbatelli senza arte ne parte non andiamo poi così male.
La consiglio a tutti, l'anno prossimo costringerò i compari a venire perchè ne vale la pena!

domenica 18 agosto 2013

Folli propositi estivi

Quest'estate per me è stata particolarmente allenante: 4/5 uscite a settimana con annesso giro in bici nel week end di circa 60 km.
Una regolarità spaventosa.
Due settimane in montagna al fresco hanno sicuramente aiutato.
Mentre correvo da solo per i monti fantasticavo su possibili gare lunghe condite da dislivelli abominevoli. Il pensiero, ogni volta, correva subito all'Ultra Trail del Monte Bianco.
Quest'anno, infatti, grazie alla 100 km del Sahara ho 3 punti fondamentali per potermi iscrivere alla gara regina di tutte le gare in montagna.
E' l'anno buono.
In particolar modo mi riferisco alla Courmayeur Champex Chamonix (per gli amici CCC), la versione ridotta dell'UTMB. Stiamo parlando di 100 km per circa 5.000 mt di dislivello postitivo nel tempo massimo di 26 ore.
A dicembre ci sono le pre-iscrizioni aperte a tutti coloro che hanno i punti necessari, poi a gennaio estrazione dei 1.900 fortunati che potranno partecipare.
Tornato a Verona ne ho subito parlato con Max - che nel frattempo legge libri su Badwater e guarda documentari sulla Race Across America - sapendo di sfondare una porta aperta.
E così è stato. Il ragazzo è in un momento di delirio da endurance.


Vuole non solo aumentare i km in gara, ma anche fare imprese sempre più degne di questo nome.
Il Sahara ci ha decisamente segnato.
Alla mia affermazione "l'anno prossimo faccio la CCC se mi prendono o in alternativa una gita al polo per la North Pole Marathon o la Polar Circle Marathon", lui mi ha risposto: "Va bene, parliamone, io però ho deciso di fare il Passatore".
Morale della favola: probabilmente faremo la 100km del Passatore e ci iscriveremo alla CCC, poi per il resto se ne parlerà.
Senza dimenticare la Lake Garda Marathon che ci aspetta a ottobre!
In tutti questi deliri manca all'appello il General, infortunato di lungo corso, e Clod la lepre del gruppo che è in esilio volontario in Spagna dove non c'è internet e ci si ciba solo di bacche e radici.
Al suo ritorno verrà bombadarto di informazioni folli e costretto a partecipare.
Tutti per uno e uno per tutti!



martedì 23 luglio 2013

Ancora Dolomites Skyrace

Dopo l'assenza dello scorso anno sono tornato alla Dolomites Skyrace insieme al Bia, che invece non ha saltato un'edizione.
Nel 2011 avevamo corso letteralmente sotto la neve e su percorso ridotto, perché non c'erano le condizioni per affrontare la forcella Pordoi e tantomeno il Piz Boè. Quindi quest'anno l'aspettativa era alle stelle. La settimana scorsa controllavo ossessivamente le previsioni del tempo e gli aggiornamenti degli organizzatori su facebook.
Al briefing di presentazione del sabato erano presenti concorrenti di ogni parte del mondo e dal volto scavato, pertanto io e Bia abbiamo cominciato a provare il classico mal di pancia d'ansia, immaginando le batoste che avremmo dovuto subire il giorno dopo da parte di agguerriti stranieri. Nonostante abbiamo ormai una certa esperienza alle spalle, ci siamo sentiti come dei novellini al primo tentativo. Ci siamo rincuorati mangiando una pizza gigante (veramente) alla mitologica Salin di Pera di Fassa.
In gara, comunque, abbiamo mostrato i denti e siamo rimasti nel mazzo (avanzato ma non troppo), come sempre!
La fortuna ci ha regalato una giornata splendida oltre a divertentissimi e suggestivi passaggi innevati in cima al gruppo del Sella.
Alla forcella Pordoi si transitava in un autentico tunnel scavato nella neve: qui sotto la vincitrice Emelie Forsberg mentre lo attraversa, fresca come una rosa dopo 1.500 metri di dislivello positivo.

Poi ancora neve nel falsopiano che porta alle pendici della piramide del Piz Boè e tanta tanta neve in discesa: culo per terra e strategia slittino!
Da menzionare il fatto che, come dei veri campioni, abbiamo avuto i nostri tifosi sul percorso: la punta di diamante ci aspettava sulla scalata al Piz Boè per incitarci, fotografare i nostri volti distrutti e ovviamente studiare Kilian Jornet Burgada che l'anno prossimo asfalterà senza allenarsi.
E' una gara dura e intensa, ma incredibilmente emozionante per la bellezza dei luoghi e l'unicità del percorso.
Avrò guardato dieci volte gli highlights della gara, sarà che Jornet Burgada e De Gasperi hanno condotto una gara epica, ma mi viene la pelle d'oca...


lunedì 8 luglio 2013

Cara vecchia Lessinia

Nei giorni scorsi ho rotto le balle per andare a correre in Lessina (fuori Verona a circa 1000 mt slm).

Sono andato con Clod e la scelta non poteva essere più vincente di così. Scarpe da trail, 22 gradi e aria fresca.
Abbiamo corso 18km davvero senza neanche accorgercene. Andata e ritorno da San Giorgio fin oltre Podesteria.


Il percorso è davvero molto allenante in quanto ci sono delle salite brevi e poco pendenti, ma che tengono le gambe impegnate. Il su e giù vale molto di più che una corsetta in pianura. E' come fare ripetute a volontà.
Con l'occasione di questo post vorrei promuovere Birra Lessinia, un'iniziativa giovane di ragazzi amanti del territorio.


lunedì 1 luglio 2013

100 km del Sahara 2013 - 4° tappa

Eccoci al gran finale.
La tappa di chiusura ci viene preannunciata come la più completa in termini di tipologia di fondo. Ci troveremo ad affrontare un suolo semi compatto, una sabbia desertica come quella incontrata nella prima tappa ed un tratto di bagnasciuga in riva all'oceano.
Alla partenza l'euforia è alle stelle anche se, per quello che mi riguarda, la stanchezza si fa sempre più sentire sulle gambe. Il gonfiabile dello start è a brevissima distanza dal nostro hotel e così, dopo il rito del riempimento camelback, ci posizioniamo diligentemente sulla linea di partenza sulle note delle solite improbabili canzoni trionfalistiche.
La competitività è ormai altissima. Ho già addocchiato due o tre personaggi che non dovranno assolutamente arrivare prima di me e la voglia di non sfigurare mi fa venir voglia di partire fortissimo. A pochi minuti dal via capisco, dall'immancabile introduzione alla tappa di Adriano, che questi 21km risucchieranno tutte le mie energie residue.
Scambio due battute con il Bia ed il suo solito stato di sovra-eccitazione mi fa venire la ridarola.
Pistolata e si parte.
Mi sento bene e dopo poco mi ritrovo a superare una decina di partecipanti ma perdo quasi subito di vista la lepre Bia.
Al decimo chilometro i miei piedi entrano in contatto con il primo tratto di sabbia desertica e la fatica prende il sopravvento. E' tutto un saliscendi e le precedenti tappe non mi hanno lasciato molto carburante da utilizzare. Comincio a tratti a camminare e vengo raggiunto più volte da concorrenti che avevo distaccato nelle tappe precedenti. Il percorso passa anche da alcuni villaggi, che mi aiutano a non pensare alla fatica e, con i soliti saluti e battiti di mani, mi danno forza per ripartire.
Ad un certo punto, una visione mi appare all'orizzonte: una spiaggia vuota con un ampissimo bagnasciuga. Parto come un razzo e riprendo due o tre posizioni a 4.30min/km.
Non mi era mai capitato di correre su un simile fondo e l'esperienza è stata davvero entusiasmante.
Mi sento come in pista e vado come un razzo.
L'euforia però svanisce quasi subito: dopo quasi un chilometro il bagnasciuga termina bruscamente e si risale sulla sabbia della spiaggia.
Alzo gli occhi e vedo davanti a me una salita titanica.
Arranco, non ce la faccio più, ma in lontananza vedo il Bia (se ricordo bene era nudo) con una bottiglia d'acqua in mano che mi viene incontro urlando cose incomprensibili.
Bevo un sorso e capisco quello che sta farneticando: il traguardo è a poche centinaia di metri!
Non mi sembra vero. Capisco di aver raggiunto la fine.
Con altri 3 corridori/cadaveri stendiamo al vento una bandiera italiana e passiamo sotto il traguardo tra gli applausi di chi è arrivato prima di noi.
Non mi reggo in piedi, le spalle mi bruciano e la testa mi pulsa.
In me sento un misto di felicità e tristezza. Felicità per aver finito di soffrire ed aver portato a termine una gara lunghissima, ma profonda tristezza per aver concluso una dell'esperienze più belle della mia vita.


Ora si tratta solo di trovare una nuova impresa da portare a termine!

martedì 25 giugno 2013

GariBaldo

Domenica si è tenuta la prima ed ultima edizione del GariBaldo, uno splendido trail sulle creste del Monte Baldo con partenza da Prada ed arrivo a Malcesine.
Alla prestigiosissima manifestazione, cui si accede solo su invito come al Tour de France, hanno preso parte ben sette atleti, tutti di primo piano: il sottoscritto, Bia, Max, l'Alieno, il Follez (il leader della tribute band dei Village People), il Biru e - udite udite - Valentina... una donna!
Ore di disagio logistico per piazzare le auto all'arrivo e siamo potuti partire in ovvio ritardo sulla folle tabella di marcia.
Il percorso si può riassumere così: 24 chilometri con 1.500 metri di dislivello positivo e 2.400 metri di dislivello negativo. Si dirà: tutta in discesa! 
Mica tanto, perché 2.000 metri di discesa ce li siamo sorbiti negli ultimi 8 chilometri. Salita+discesa+discesa+discesa=gambe da rottamare. Ecco una foto dell'Alieno che si sta per buttare.

Ieri ed oggi, dolorante mentre andavo in ufficio in bicicletta, ho ringraziato nel mio cuore lo sponsor che ha permesso l'organizzazione di questo evento eccezionale, Birra Lessinia.
L'abbrivio della lunga discesa ci ha fatto planare direttamente nel Lago di Garda, dove siamo finiti in ammollo a ristorarci con la bevanda dello sponsor. Io personalmente ho dato il meglio nel terzo tempo, specialità nella quale sono sempre da podio.


giovedì 20 giugno 2013

Kilian's Quest

Io arrivo sempre tardi.
Anche alle gare.
Ho scoperto solo ieri sera l'esistenza di una breve serie - trasmessa dal 2011 sul canale Salomon Running - il cui nome è Kilian's Quest.


Kilian's Quest stagione 1
Kilian's Quest stagione 2
Kilian's Quest stagione 3
Kilian's Quest stagione 4

Credo non avessi bisogno di gasarmi ulteriormente per la corsa in montagna.
Ma tant'è.
In questo momento andrei a fare l'ultra trail del Monte Bianco.

mercoledì 19 giugno 2013

100 km del Sahara 2013 - 3° tappa

Conclusa la maratona con punte di 40° abbiamo tutti pensato che inforcare nuovamente le scarpe il giorno successivo sarebbe stato impossibile. L'atmosfera che si era creata - amicizia ma anche competizione - ha però spinto tutti verso una rapida ripresa psicofisica.
Litri e litri di endorfina venivano prodotti dai nostri corpi a ritmi forsennati.
L'elevato numero di vesciche passava in secondo piano.
Dopo un giretto pomeridiano (a piedi n.d.r.) nei prossimi dintorni di Saint Louis, una birretta e una cena ci siamo buttati a letto gustando appieno un tasso di umidità da guinnes dei primati.
La mattina successiva dopo un breve trasferimento in pullman siamo arrivati al Parco di Djoudj.
Pronti per la terza tappa.
La frazione è iniziata alle 7.00 di mattina e il clima sembrava concedere finalmente una tregua dopo le temperature da altoforno del giorno precedente. Caricati anche dal fondo del percorso - il più duro e meno sabbioso di tutti i 100 km percorsi - siamo partiti spediti.
Era tutta un'illusione.
Purtroppo Max dopo circa mezz'ora di gara, ben conscio che i km totali sarebbero stati 24, ha rallentato per evitare di andare in crisi.
Da quel momento sono rimasto da solo fino alla fine senza mai incontrare nessuno e chiudendo con una decima posizione che mi ha riempito d'orgoglio. I nove davanti erano troppo forti per me, prenderli sarebbe stato impossibile. Devo dire che nella mia breve e misera carriera podistica la terza tappa (e anche la quarta, sempre conclusa in decima posizione) della 100 km del Sahara mi hanno fatto tagliare il traguardo con una soddisfazione enorme e con la consapevolezza che non avrei potuto fare di meglio.
Questa mia autoproclamazione di eroe dei due mondi trova ulteriore fondatezza nelle temperature che, anche durante la terza tappa, sono lievitate clamorosamente, soprattutto dal 10 km in poi.
Il caldo abbraccio dei 40° si stringeva intorno a noi ancora una volta.
Gli ultimi 3 km sono stati una vera e propria agonia con le forze che pian piano venivano meno, ma con la voglia di rimanere decimo fino alla fine a costo di arrivare con la lingua sotto i talloni.
Tagliato il traguardo, ed atteso l'arrivo di Max, ci siamo resi conto che il piccolissimo comprensorio di camere in cui era ubicato l'arrivo comprendeva anche una piscina di tutto rispetto.
Crema da sole, pare crociate, racchettoni, infradito e mojito ci aspettavano.
Magari.
Mentre ci trascinavamo senza metà attendendo la convocazione per il pranzo con l'ennesima birra in mano abbiamo visto le scene più dure della settimana.
I partecipanti erano davvero a pezzi.
Uno è praticamente svenuto davanti a noi.
Stavano tutti dando fondo alle ultime energie ed il pensiero di correre altri 21 km il giorno successivo (questa volta nuovamente con sabbia desertica) veniva tenuto molto lontano per evitare di essere sopraffatti dal preoccupazione.
Regnava una spavalda gioia.

lunedì 10 giugno 2013

Follia al trail del Monte Soglio

Girovagando per la rete ho trovato questo articolo che credo meriti la più ampia diffusione, tanto più che la gara in questione, cui abbiamo partecipato anche noi nel 2011, ha visto negli anni un aumento esponenziale del numero degli iscritti.
Si tratta di trappole posizionate sul percorso appositamente per ferire i concorrenti.
 Sono allibito.

domenica 9 giugno 2013

Aspettando la Dolomites Sky Race

Quando l'anno scorso Bia, l'Alieno ed altri amici sono riusciti a completare il percorso ufficiale della Dolomites Sky race, che da anni non era percorribile per condizioni avverse, ho pensato al vecchio detto "ogni lasciata è persa".
Manca un mese e mezzo, ma giudicate voi:
Comunque sia, parteciperò perché la gara è bellissima e spererò fino all'ultimo di conquistare la cima del Piz Boè per l'emozione che ne deriva.
Nel frattempo abbiamo smesso di starcene con le mani in mano ed abbiamo ricominciato a macinare un po' di chilometri. Oggi, prima che si sprigionasse l'ormai classicissimo tropical thunder domenicale, abbiamo corso 17 chilometri sulle casalinghe torricelle con buone sensazioni (salvo per quel pantofolone di Max che non arriva mai in cima ad una salita e per questo è sanzionato con l'obbligo perpetuo di offrire il gelato a qualunque runner incontri e gliene faccia richiesta).
Per il 23 giugno, invece, abbiamo pianificato un trail in autonomia sulle creste del monte Baldo, con partenza da Prada ed arrivo a Malcesine. Il percorso è interessante, perché di solito si fa' a rovescio, cioè da nord a sud.
Speriamo che il tempo regga, altrimenti... andiamo lo stesso!
Bia è in piena addiction da trail e ha deciso di correre il 14 luglio (la settimana prima della Sky Race) la Gardena Mountain Run che parte da Ortisei ed arriva alla stazione a monte del Seceda. In effetti è una bella gara di 14,5km, con arrivo in salita e 1.280 metri di dislivello positivo.
Direi che l'estate sarà interessante, anche perché aggiungeremo sicuramente qualche appuntamento. Inoltre c'è una novità sullo sfondo per la prima volta in gruppo compatto parteciperemo ad una maratona di casa. Il 13 ottobre saremo di nuovo a Malcesine per correre la Lake Garda Marathon e battere ogni record!

martedì 28 maggio 2013

Trail dell'Orsa 2013

Domenica scorsa abbiamo partecipato al mitico Trail dell'Orsa, organizzato dall'associazione Verona Trail Runners.
Ci siamo andati anche l'anno scorso e abbiamo deciso di ritornare. Il clima è familiare, i luoghi sono belli ed il percorso è veramente maschio... noi corridori di pianura ci siamo cimentati solo sulla breve distanza di 24 chilometri che però vanta ben 1900 metri di dislivello positivo. Esiste, per chi ha un certo livello di testosterone, anche una versione di 48 chilometri con la bellezza di 3500 metri di pura salita.
Il mondo del trail ha veramente un grande fascino, per il contatto con la natura che regala e per la compagnia sincera, tanto che ti pare di passare la giornata con il Baffo Moretti ed i ragazzi dell'Amaro Montenegro a lanciare tappi nelle botti di Jack Daniel's.



Oltretutto giocavamo in casa perché quest'inverno abbiamo conosciuto i ragazzi di Verona Trail Runners in occasione di una serata dedicata ai trail: sono mitici e la loro motivazione nel coinvolgere le persone nelle attività sociali è davvero ammirevole.
Mancava all'appello solo il mio allenamento: totalmente inesistente visti gli ultimi mesi di super impegno lavorativo e familiare (sono papà!).
Oggi sono uscito per una corsetta in pianura e i miei quadricipiti avevano la flessibilità di una lapide.
Dimenticavo: il terzo tempo nella bella cornice di Brentino Belluno è stata il top. Una gara da non perdere per nessun motivo. Ora vado a lanciare tappi nelle botti di rovere per aspettare la prossima edizione.

lunedì 27 maggio 2013

100 km del Sahara 2013 - 2° tappa

Comincio la narrazione dicendovi che St. Louis sorge su un'isola collegata alla terra ferma da un ponte a forma di torre Eiffel (n.d.r. non è vero, ma non ditelo alla nostra guida senegalese).
Su questa pittoresca isola sorgono moltissimi palazzi in vecchio, molto vecchio, stile coloniale e il nostro albergo non è risultato essere da meno.
Tutto bello e suggestivo, peccato solo per l'elevatissimo tassa di umidità che aveva reso i vetri della finestra simili a quelli di un box doccia appena utilizzato e il copriletto assomigliava ad un mocho vileda non ancora strizzato. Considerando che avremmo soggiornato qui per due notti, la prima domanda che ci siamo posti è stata come avremmo fatto ad asciugare i nostri indumenti profumati. La risposta ce la saremmo dati il giorno seguente: tutto è rimasto bagnato, così come appena lavato. Tralasciando questo aspetto, tutti i nostri pensieri erano costantemente rivolti alla tappa che avremmo percorso il giorno successivo: la famigerata maratona nella savana.
La sveglia puntata alle 4.30 e la notte è passata senza intoppi.
Dopo il risveglio alle ore 4.30 e la solita colazione del campione - unico pranzo della giornata privo di verdure crude -  ci hanno portato in pullman alla partenza.
I piani erano molto semplici: sapevamo che questa sarebbe stata la nostra gara e per questo volevamo partire forti. Lo start era fissato per le 8, così da evitare il caldo africano, ma era evidente a tutti che avremmo patito le pene dell'inferno.
A circa 45 minuti dal via, abbiamo visto partire i temerari della formula camminatori. Sono tutti ben organizzati e temo che oggi si divertiranno più di noi.
Allo sparo partiamo bene e scavalchiamo i primi due km di sabbia con agilità. Il percorso diventa poi sterrato con due o tre centimetri di sabbia soffice su una base più solida. Su questo fondo diamo molto - forse troppo - e raggiungiamo i 10km con una certa scioltezza ad una media di 5e30 min/km.
Tutto sembra andare per il meglio quando, quasi al ventesimo, comincio a sentire un fastidioso dolore muscolare. Vedo che il Bia ne ha e quindi lo esorto a rompere la promessa che ci siamo fatti prima di partire, chiedendogli di proseguire da solo. Dopo poco cominciano i crampi e al ventisettesimo, con una temperatura attorno ai 40°, decido di rallentare e mettere il cappello bianco al fine di evitare insolazioni. Da li, fino alla fine, ho alternato tratti di corsa lenta alla camminata veloce.
Nonostante tutto vedo che nessuno mi supera e intorno a me la scena è idilliaca. La vegetazione e brulla e ogni tanto si attraversano piccoli villaggi di capanne.
E' qui che vedo la vera Africa! Bambini con un sorriso a 80 denti (tra l'altro bianchissimi e catarinfrangenti) mi salutano in francese, mi chiedono come mi chiamo e corrono con me dandomi la mano.
L'emozione è tantissima, nonostante la fatica, il dolore e il calore. Mi destreggio nonostante la consapevolezza che i prossimi 10 - 11 km li avrei percorsi subendo il dolore dei crampi in un tempo di un'ora e mezza o due.
Ogni tanto pensavo al Bia e per far passare il tempo proiettavo la velocità con cui avevamo percorso assieme la prima metà della gara, stimando il distacco finale che a mano a mano avrei accumulato. Devo dire che questo giochino mi ha impegnato non poco e così, in quattro ore e quaranta minuti sono passato sotto il gonfiabile con la scritta "Arrivo". Il bia era arrivato circa venti minuti prima di me e mi ha confortato vedere che anche lui, come me, era letteralmente a pezzi.
La scena che mi si presentava davanti, dopo la secchiata di acqua gettatami dal medico, è stata di un manipolo di uomini mezzi nudi sdraiati sotto un gazebo. La persona che mi è rimasta impressa maggiormente è stato un russo, bianchissimo, sdraiato per terra in preda ai crampi con una smorfia orribile di dolore. Sono passato a più riprese vicino a lui e posso garantirvi che è rimasto in quelle condizioni per almeno un'ora e mezza, senza muoversi.
Per concludere abbiamo avuto il permesso di farci una doccia con l'acqua di una bacinella riempita in un vicino pozzo e di rilassarci con impacchi di ghiaccio.
A seguire pranzo con menù speciale post-gara: pesce raffermo, stracotto di pecora, verdure crude varie, cus cus e riso in bianco.
Tutti i sopravvissuti sui pullman pronti per la terza tappa.

martedì 14 maggio 2013

100 km del Sahara 2013 - 1° tappa

E' passato un po' di tempo ormai da quando Max ed io siamo tornati da questa missione subsahariana. Raccontarla è davvero difficile - troppe sono le emozioni, i km e le vesciche che meritano anche una sola menzione - quindi riteniamo sia il caso di dividere la nostra avvenutra in tanti post quante sono state le tappe percorse.
L'inzio, il viaggio in aereo, forse, è stata la parte più dura. Tanti, troppi scali dovuti ad un cambiamento dell'ultimo minuto nella destinazione finale.
Guerra in Tunisia, tutti in Senegal!
Questa complicazione - che però ci ha permesso di scoprire un paese davvero affascinante - ci ha fatto arrivare stanchissimi a Dakar in piena notte già preoccupati di non riuscire a recuperare le energie e le forze per la gara. 
Non avevamo però, fortunatamente, fatto i conti con il fattore euforia.
Altrochè stanchezza. La mattina successiva nulla ci ha impedito di svegliarci di buon ora e cominciare un giro nella capitale con una cartina stradale trovata in ovetto Kinder in cui, in pratica, l'unica cosa che risultava essere chiara era il fatto che ci trovavamo in Africa.
Foto di rito, polizia con mitra ad ogni angolo, traffico alle stelle e casuale cambio valuta alla prima banca.
In albergo nel pomeriggio c'è stata una veloce riunione di presentazione della gara in cui abbiamo scoperto che il gruppo degli svizzeri - trattenuto nottetempo in aeroporto per problemi con il visto (non ce l'avevano n.d.r.) - era stato rilasciato dopo lunghe trattative iniziate dalla Farnesina d'oltralpe e condotte in loco da un ragazzo di cui non vogliamo svelare il nome, ma che per dovere di cronaca vi mostriamo qui in una foto rubata mentre era distratto.
Abbracci, lacrime e tanta felicità.
Risolta la questione svizzera e ricevute le prime informazioni siamo arrivati, dopo uno spettacolare ed aggressivo giro in fuoristrada sulle dune, al campo tendato in pieno deserto.
Abbiamo subito stretto amicizia con i nostri due compagni di tenda: due ragazzi fiorentini davvero simpatici!
La consegna dei pettorali e i primi metri nel Sahara ci hanno fatto salire l'adrenalina oltre che la preoccupazione. Solo per andare dalla tenda al bagno grande (il deserto n.d.r.) il quantitativo di sabbia insinuatosi nelle nostre scarpe era già spropositato.
La cena l'abbiamo passata interamente a disquisire con gli altri concorrenti sui vari tipi di ghette e noi, dopo aver capito che le nostre erano le peggiori in assoluto, siamo andati a dormire sereni con l'intenzione di correre la prima tappa in totale calma e senza farci prendere dall'ansia della prestazione.
Sono serio.
Eravamo davvero sereni.
Incoscienti forse, ma sereni.
A smorzare subito la nostra spavalderia ci ha pensato il Sahara. Il primo contatto podistico con il deserto è stato più duro del previsto: ad ogni passo la spinta si annullava e bisognava ricominciare a faticare per il passo successivo. Ci avevano detto che era così, tutti lo sanno, ma noi siamo come San Tommaso: non ci crediamo finchè non ci mettiamo il naso.
Il Garmin non valeva neppure la pena di essere guardato.
Comunque dopo qualche km di dramma abbiamo preso il nostro ritmo e tra una foto e l'altra, saltando sulle dune e sperimentando - per quanto mi riguarda - la corsa a piedi nudi abbiamo concluso i nostri 13km senza tanti patemi.
Giusto per dare un'idea di quanto eravamo rilassati e non competitivi io sono arrivato oltre la trentesima posizione alla prima tappa e tredicisimo in classifica generale alla fine di tutta la gara!
Carichi nello spirito e felici di un'avventura che finalmente era diventata reale ci siamo diretti in gruppo verso St. Louis, città (paese?!) da cui il giorno successivo sarebbe partita la tanto temuta tappa regina.
La maratona.

domenica 21 aprile 2013

Giro del Moscal

Oggi, quasi per caso, siamo stati ad Affi per correre la non competitiva del giro del Moscal. Il percorso si snoda su circa 15 chilometri di campagna e boschetti in un ambiente naturale davvero rilassante.
La parte sul Moscal è molto affascinante ed a tratti anche impegnativa per le ripide salite. Dalla cima si gode un panorama strepitoso sul lago di Garda.
Mi son molto divertito e consiglio a tutti questo percorso "casalingo".

giovedì 21 marzo 2013

Ciao Pietro

Oggi è morto Pietro Mennea.
Nulla da dire, volevo solo ricordalo.



venerdì 1 marzo 2013

101 e non sentirli

La mia esperienza da runner è cominciata a circa vent'anni. Ora, quasi arrivato ai trenta, sento di essere arrivato all'apice della forma. Magari mi sbaglio ma la paura è quella di avere sempre meno tempo per allenarmi ed inoltre di avere perso la capacità di recupero che ho avuto dopo la prima maratona.
In ogni caso non mi affliggo più di tanto visto che al mondo c'è Fauja Singh. Lui alla veneranda età di 101 anni ha corso 10km in un’ora, 32 minuti e 29 secondi. Considerato che ogni giorni mi capita di vedere settantenni che a malapena riescono a sollevare il carrello della spesa, il vecchio amico Fauja è proprio in forma.
Per leggere l'articolo on line cliccate qui.

lunedì 18 febbraio 2013

Giulietta e Romeo Half Marathon. Come si costruisce un record

Mentre Bia è in montagna a pascolare con i suoi amici bufali, Clod e Max corrono la mezza maratona della propria città con il solito intento, naturalmente: infrangere ogni record.
Clod
Ecco come si prepara il record di un amico. 
1. BASE. Allenati poco tutto l'inverno perché finisci tardi di lavorare o hai qualche cena, aperitivo, impegno estemporaneo di ogni genere. 
2. CROSS TRAINING. Prendi un paio di chili nelle predette attività. 
3. CONSIGLI. Regola aurea: non correre mai più di due volte alla settimana, mai per nessuna ragione. Le due sedute devono tenersi preferibilmente in giorni contigui e non ben distribuiti durante la settimana. 
4. PERFEZIONAMENTO. Per perfezionare la preparazione recati, sette giorni prima della gara, presso la scuola elementare più vicina e chiedi di essere internato un giorno intero con i bambini malati. Dopo quattro giorni di febbre alta e bronchite sei pronto. 
Al termine di questo programma scientificamente concepito non potrai mai correre ai tuoi livelli, puoi solo tentare di fare il pacer per qualche amico. Sputando sangue come se lottassi per battere di dieci minuti il tuo PB.
Questa preparazione fa calare naturalmente le tue prestazioni, in modo che tu possa appoggiare il tuo amico condividendone difficoltà e sofferenze ai vari passaggi.
5. LA GARA. Tutto come sempre: punta al record, tenendo il ritmo il più stabile possibile. Se ne hai la forza incita il tuo amico nei momenti cruciali. Quando manca poco alla fine e avresti moltissima voglia di ritirarti sentirai che non puoi mollare: hai una responsabilità nei confronti del tuo amico e devi portarlo al traguardo come da programma. Dopo tutto hai corso altre volte più forte di così, quindi pensi di potercela fare anche se stai soffrendo: è una pia illusione, il tuo fisico è un cesso, ma la potenza della mente può aiutarti.
6. ARRIVO IN PARATA. Bravi, ce l'avete fatta! Clap clap.
7. POST GARA. Occhio ai crampi, non dimenticare che sei un water, non hai corso in scioltezza.
Max
Non posso che essere felice come un bambino. Ho corso una gara perfetta. Ero allenato più di Clod ma comunque sentivo che non avrei raggiunto l'obiettivo di rimanere sotto i 90min per correre i 21 a Verona.
Sorpresa, ce l'ho fatta.
Partenza nella peggiore posizione possibile, in fondo alla seconda gabbia. Come sempre Clod si è indispettito tantissimo e mi ha apostrofato con un "non capisco perchè tu e il Bia vi ostiniate ad entrare all'ultimo secondo". Allo sparo ci siamo resi conto che avremmo dovuto spingere per non perdere troppo tempo. Così è stato. Ottime sensazioni fino al decimo chilometro per ripassare poi sotto il gonfiabile della partenza al quindicesimo ancora in condizioni decenti ed intorno ai 4min/km. Un piccolo calo al sedicesimo e poi la voce di Clod mi suggerisce: "spingi fino al diciottesimo ed è fatta". Arrivo in parata con passaggio dentro l'Arena. Un'ora, ventotto minuti e quarantacinque secondi!
Non si dovrebbe godere delle fatiche altrui ma devo dire che vedere Clod arrancare con me per chiudere sotto l'ora e mezza mi ha dato la forza che mi mancava. Grazie Clod.